OPES verso il Congresso Nazionale, si dimette il presidente Marco Perissa: “Siamo cresciuti tanto, serve un momento di rilancio”

È imminente l’appuntamento con il Congresso Nazionale di OPES, che si terrà il prossimo 21 Aprile presso i locali del Salone d’Onore del Coni di Roma. Un’occasione importante per OPES che, in meno di tre anni, ovvero da quando è stato ottenuto il riconoscimento del CONI come Ente di Promozione Sportiva, ha visto quadruplicare la sua base associativa, passata da 1000 a 4mila associazioni. Una crescita esponenziale, un traguardo importante. Soprattutto per un Ente come OPES, senza poteri forti alle spalle. Visto il tenore della crescita, il Presidente Nazionale Marco Perissa ha deciso di dimettersi, per riconsegnare il suo mandato nelle mani dell’Assemblea elettiva e consentire, quindi, a chi non ha avuto la possibilità di partecipare al precedente Congresso che lo ha visto eletto, di prendere parte al processo partecipativo e decisionale dell’Ente.

Marco, perché hai deciso di rassegnare le dimissioni da Presidente Nazionale di OPES?

FotoMarco2“Sebbene possa sembrare un controsenso, ho deciso di dimettermi perché ritengo che a metà del mio mandato, ovvero dopo circa 2 anni dall’elezione del Consiglio e della Giunta Nazionali, l’Ente sia cresciuto molto e bene e credo quindi che sia fondamentale creare un momento di rilancio. È importante riconoscere anche a chi è arrivato solo ultimamente all’interno del nostro progetto di promozione sportiva, e che quindi non ha preso parte al precedente Congresso, di essere rappresentato negli organi decisionali dell’Ente. Questo è importante, perché si collega al principio del merito: vogliamo che il nostro Ente si fondi sui presupposti del merito, e anche per questo vogliamo dare la possibilità di partecipare anche a chi ha dato contributo fondamentale alla crescita di OPES. Credo anche che per raggiungere degli obiettivi e dei traguardi importanti, non si possa fare a meno di aver al proprio fianco, come compagna di viaggio, l’adrenalina. E dal momento che ci eravamo promessi di raggiungere determinati obiettivi, poi conseguiti, è giunto il momento di mettersi in discussione: rimettere il proprio mandato nelle mani dell’Assemblea elettiva, vuol dire interrogarsi se e quanto siamo stati coerenti con gli impegni e con il modus operandi che ci eravamo imposti sin dal principio. Crescere in questo mondo come Ente, significa crescere in un mondo pieno di tentazioni, tra persone che a volte non hanno realmente a cuore i progetti sportivi ma degli interessi particolari. Quindi, rimettere il mandato nelle mani di chi precedentemente lo ha determinato, allargando la base elettorale ai nuovi arrivati, significa farsi un esame di coscienza, tirare le somme e chiedersi non solo se siamo cresciuti come avevamo sperato di crescere, ma se nel farlo, per caso, abbiamo tradito la nostra mission originaria”.

Cosa cambierà negli organi apicali?


“La Giunta verrà quasi del tutto riconfermata, perché le candidature pervenute sono le stesse. Stessa sorte toccherà al Consiglio Nazionale. Le modifiche che interverranno, saranno assolutamente migliorative. Inoltre, a seguito della modifica allo Statuto dello scorso anno, abbiamo determinano la costituzione di alcuni Dipartimenti nazionali, così da consentire un lavoro più efficace su alcuni temi che riguardano la società civile. Per esempio, abbiamo disposto la creazione del Dipartimento di Servizio Civile, perché abbiamo conseguito il riconoscimento, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, come Ente di seconda classe. Proprio quest’anno, in tema di servizio civile, siamo stati premiati con il riconoscimento di 22 volontari sul territorio nazionale e 4 all’estero. Questo, come quello delle Politiche Sociali, è un Dipartimento a cui deve ancora essere assegnato un capo. Infatti, siamo anche stati riconosciuti dal Ministero del Welfare e delle Politiche Sociali come Associazione di Promozione Sociale. Ci sono poi i Dipartimenti Ambiente, Protezione Civile e altri”.

A cosa porteranno queste nuove elezioni?


“Con queste nuove elezioni vogliamo costruire un Ente che abbia la capacità  di interpretare lo Sport nelle sue mille sfaccettature sociali, perché la missione originaria era quella di portare lo Sport dove ancora non esistesse. Non vogliamo, quindi, tradire il mandato concesso dallo Statuto del CONI all’atto del nostro riconoscimento, e crediamo che per farlo nel migliore dei modi possibili, la cosa più importante sia quella di lavorare su competenze  specifiche e di mettere in campo una squadra che possa rappresentare le eccellenze italiane in ogni singola specificità”.

Si parla di crescita di OPES. Ma, oltre i numeri, quanto e come è cresciuto l’ENTE?


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“OPES è cresciuto sotto tanti punti di vista. Nel corso degli ultimi 2 anni, abbiamo avuto la possibilità di trasmettere il nostro messaggio a tantissime persone, molte di più di quelle a cui ci rivolgevamo allora. Molto di buono, con OPES, è stato fatto per il tessuto sportivo di base, non solo in termini di politiche sportive, ma anche in termini governativi e intervenendo sulle vite delle persone, a cui è stata offerta una possibilità e che sono state sensibilizzate a uno stile di vita sano e corretto. E questo è molto importante, perché per noi lo Sport è un naturale mezzo di trasmissione dei valori sani di una società civile, e il motivo per cui ci concentriamo sui giovani e sullo Sport nelle scuole è proprio questo: siamo convinti che la ricostruzione di un tessuto nazionale che possa puntare non solo all’uscita dalla crisi economica, ma anche da quella morale che ne deriva, che porta l’individuo ad anteporre agli interessi della comunità quelli personali, passi anche per lo Sport, funzionale a formare una generazione che un domani possa vivere e affrontare i momenti di difficoltà di questo Paese facendo leva sui principi della solidarietà e non dell’individualismo. La cartina tornasole di tutto questo è anche nei numeri e nei dati: da 1000 a 4mila società, da 100mila a 400mila tesserati, i riconoscimenti dei Ministeri sopra citati sono i termini concreti della nostra crescita”.

Quali le battaglie principali di OPES?


“Dal punto di vista del valore istituzionale della nostra struttura, abbiamo svolto un lavoro specifico sulle singole Province, sui territori, abbiamo portato a termine i progetti Sport@Scuola, abbiamo assunto delle posizioni ufficiali sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, abbiamo portato e portiamo avanti la battaglia per la riqualificazione dell’impiantistica sportiva sui territori e della valorizzazione dello sport di base affinché agli atleti sia offerta l’accessibilità all’interno della società civile. È anche importante ricordare che quest’anno, per il secondo anno, andiamo in progettazione Erasmus Plus Sport e il cavallo di battaglia di questo progetto è il riconoscimento della figura dell’operatore socio-sportivo”.

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La tua, Marco, è l’unica candidatura pervenuta alla Presidenza. Perché?


“La ratio delle dimissioni non era certo quella di ritirarmi da OPES, ma di guidare l’ENTE a un giro di boa che servisse per il rilancio dello stesso. Il fatto che sia pervenuta una sola candidatura e che anche per la Giunta e per il Consiglio saranno riconfermati quasi tutti i nomi, è indice del fatto che è stato costruito un equilibrio in questi anni, un equilibrio che porta a riconfermare una squadra al netto del suo potenziamento. Questo intanto è un motivo di orgoglio: si tratta di un plebiscito alla squadra che ha guidato l’Ente fino a oggi. Inoltre, è sintomatico del fatto che, laddove non c’è concorrenza per il raggiungimento delle cariche apicali e si trova invece la capacità di costruire una sintesi delle diverse specificità territoriali, l’Ente versa in uno stato di salute, che non deriva solo dalla chiusura in positivo dei bilanci, ma soprattutto dalla consapevolezza da parte di tutti che la squadra può arrivare lì dove il singolo, da solo, non potrà mai. E questo è molto importante in un mondo altamente competitivo.  Quindi il mio ringraziamento va a tutte le persone che hanno contribuito al raggiungimento di questa sintesi, perché hanno capito e condiviso che l’unità del nostro Ente, da Ragusa ad Aosta, è l’elemento che fino a oggi ci ha permesso di diventare quello che siamo e la base su cui costruire un futuro più roseo”.

Quale futuro, quindi?

“Gli obiettivi sono tanti. Intanto quello, mai cambiato, di diventare il primo Ente in Italia, non solo dal punto di vista dei numeri. Abbiamo ancora tanti contenuti da portare sul tavolo, le nostre battaglie sono parte integrante del nostro essere Ente di promozione sportiva. Soprattutto, in Italia, c’è ancora tanto bisogno di promozione sportiva, che non serve dove lo Sport già esiste. È per questo che vorremmo provare a dare continuità al lavoro che la nuova Presidenza _43A7815del CONI sta già portando avanti e siamo consapevoli che saremo davvero un Ente di promozione sportiva se non smetteremo mai di parlare di Sport come strumento di recupero sociale.  E vogliamo portare lo Sport a ottenere il riconoscimento di tutti gli Enti preposti. Un esempio: il turismo sportivo può essere un volano, non solo economico, per lo sviluppo del sistema Italia. E vogliamo anche offrire un contributo importante allo sviluppo dello Sport di vertice, perché tra gli iscritti a OPES potrebbe nascondersi un futuro Pietro Mennea, per fare un esempio caro al Presidente Malagò, un esempio che torna attuale dopo la fiction di Rai 1. Noi vorremmo essere in grado di fare ciò che la Federazione, in quel film, non è stata in grado di fare, ovvero offrire a ogni persona, a prescindere dal ceto, dal sesso e dalla religione, la possibilità di praticare lo Sport che preferisce. Se questo Sport è il calcio, è molto facile praticarlo; se, invece, si tratta di uno Sport a cui mancano le infrastrutture, come spesso accade in Italia, noi abbiamo il dovere di aiutare quei ragazzi. E questo non solo perché tra quei ragazzi potrebbe nascondersi un campione di Palla Tamburello piuttosto che di Badminton, ma anche, e soprattutto, perché abbiamo la consapevolezza che lo Sport, per i giovani, rappresenta l’unica vera alternativa al disagio, soprattutto nelle periferie abbandonate della nostra amata Nazione. Quando si dà la possibilità a quelle persone di praticare lo Sport, a volte vuol dire salvare la vita di quelle persone e vuol dire anche fare la cosa più importante per questo Paese: formare una classe dirigente che un domani, a differenza di quella attuale, potrà fare riferimento ai valori sani che ha conosciuto nel mondo dello Sport.
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