Crescere insieme oltre il campo: l’esperienza della mobilità a Paterna raccontata da un’allenatrice di pallavolo

Ci sono occasioni che arrivano all’improvviso, senza clamore, ma che finiscono per trasformarsi in una delle pagine più significative del proprio percorso professionale. La mobilità di luglio a Paterna è stata proprio questo: un’esperienza capace di lasciare un segno profondo, non solo nella metodologia di lavoro, ma nella percezione stessa del ruolo dell’allenatore, del gruppo e del senso di collaborazione.

A raccontarla è una delle partecipanti, che descrive questa opportunità con parole che rivelano fin da subito la sua intensità: “Mi ritengo molto fortunata. Non capita sempre di vivere esperienze così, e questa mi è arrivata in maniera verticale, dentro, a 360 gradi.”

Una frase che racchiude la gratitudine, la sorpresa e l’entusiasmo che hanno accompagnato ogni giorno trascorso a Paterna.

 

 

Le radici di un percorso: quando nasce una passione

Prima di parlare dell’esperienza in Spagna, è impossibile non partire dalla storia personale dell’allenatrice, che spiega come la pallavolo sia entrata nella sua vita.

“Ho iniziato a 12 anni e mezzo. La mia passione è nata guardando Mila e Shiro, il cartone animato, e un po’ grazie alle lezioni di educazione fisica. Alle medie ho avuto un professore molto bravo che riusciva a coinvolgerci: io mi sono appassionata e ho iniziato a seguire il corso post-scuola con lui. Poi ho fatto un provino alla Volley Fiumicino, mi hanno presa, e da lì è iniziato tutto.”

Un inizio spontaneo, tenero e vero, che racconta di una passione cresciuta nei corridoi di scuola prima ancora che dentro una palestra ufficiale.

 

La nascita della ASD Sicania Volley Cerenova

Il club in cui oggi lavora non è solo un luogo, ma un progetto costruito con visione e legami profondi.

“La mia società si chiama ASD Sicania Volley Cerenova. È nata nel 2014. Negli ultimi cinque anni della mia carriera fuori regione ho giocato a Trapani, nella Sicania Volley Erice. Con i presidenti ho instaurato un rapporto molto stretto.

Quando poi ho deciso di rimanere a Roma, io e il mio compagno volevamo fondare una società a Cerenova. Abbiamo chiesto ai presidenti di Erice se potevamo utilizzare lo stesso nome, come una sorta di gemellaggio. Loro ci hanno dato il permesso, e così siamo diventati Sicania Volley Cerenova nel 2014.”

Una scelta che non nasce solo dalla volontà di creare un club, ma dal desiderio di portare avanti una continuità valoriale e umana.

Il ruolo nel club: una guida dentro e fuori dal campo

Nella società, il suo impegno è totale. “Sono allenatrice e responsabile tecnico del settore femminile. Io e il mio compagno ci occupiamo di tutto.”

Una responsabilità che parla di dedizione, lavoro quotidiano e capacità di tenere insieme competenze tecniche e coordinamento gestionale. Tra i principi che guidano il club, ce n’è uno che sente più suo: “Sicuramente il rispetto. Il rispetto per gli altri, l’inclusione, la coesione. Non mi piace dire che siamo una ‘famiglia’, è un’espressione un po’ comune, ma siamo davvero un super gruppo di persone che stanno bene insieme. Se ognuno rispetta questi valori, possiamo andare d’accordo.”

 

Mobilità: un incontro che parla di crescita, coraggio e relazioni

Quando si affronta una mobilità, è normale portarsi dietro dubbi, domande e qualche timore. “Prima di partire pensavo: sarò in grado? Sarò all’altezza di confrontarmi con professionisti che non conosco?”

Ma quei timori si sono sciolti rapidamente, sostituiti da un ambiente accogliente, sorrisi spontanei e una disponibilità che superava ogni aspettativa. “Quando trovi un luogo dove la gentilezza è naturale e la professionalità è accompagnata dal calore umano, allora tutto diventa più semplice. Le cose vengono spontanee.”

 

Allenamenti congiunti: uno specchio tra due visioni

Gli allenamenti svolti insieme allo staff spagnolo, durante l’esperienza di mobilità a Valencia, sono stati uno dei momenti più importanti. “È stato molto interessante confrontare la nostra mentalità con la loro. Il modo di pensare, di correggere, di comunicare: tutto offriva uno spunto di riflessione.”

Il confronto non è mai stato forzato: era dialogo puro, naturale, continuo.

 

Mettere a nudo personalità e visioni

Oltre agli allenamenti, un valore enorme l’hanno avuto i momenti dedicati alla conoscenza reciproca. “Abbiamo potuto mettere a nudo le nostre personalità.” Un gesto semplice, ma che ha trasformato un’esperienza tecnica in un percorso umano.

Alla domanda se consiglierebbe a un altro club di partecipare a una mobilità simile, la risposta è immediata: “Sì, assolutamente. Quando ti capita un’opportunità internazionale così, non te la puoi far scappare.”

Per crescere, imparare, confrontarsi e tornare a casa con qualcosa che va oltre la tecnica: una nuova consapevolezza.

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