Oltre il Piombo

    Introduzione

Questo articolo si concentra su un tema tecnico di cruciale importanza per ogni appassionato di armi e per il futuro del settore: la
sostituzione del piombo nelle munizioni. Da quando esistono le armi da fuoco moderne, il proiettile è stato un binomio indissolubile con il piombo. Questo metallo è l’unico in grado di offrire quel mix perfetto di densità, duttilità e costo di lavorazione che ha garantito, per generazioni, il funzionamento ottimale e la precisione delle piattaforme da sparo.

Tuttavia, le crescenti normative ambientali e le esigenze operative impongono all’industria di trovare alternative valide. La sfida non è semplicemente trovare un altro metallo. L’intero sistema dell’arma da fuoco, dalla canna alla rigatura, dalla polvere alla pressione, è calibrato sul comportamento unico del piombo.

Esamineremo le risposte concrete che l’industria ha fornito fino ad oggi: dai sistemi che proteggono il nucleo in piombo (come la camiciatura) ai veri tentativi di sostituzione con materiali diversi, che si affidano a principi balistici alternativi. Prima di analizzare queste soluzioni, è essenziale comprendere perché il piombo è un materiale così difficile da abbandonare e perché ogni tentativo di sostituzione deve superare il delicato equilibrio fisico del sistema arma-munizione.

Perché cambiare materiale non basta

Quando si immagina un futuro senza piombo, la prima idea è che basterà semplicemente sostituirlo con qualcos’altro. È un ragionamento logico, ma la realtà tecnica dimostra che l’intero sistema dell’arma da fuoco è costruito attorno al piombo. Non mancano certo le alternative sul mercato: rame, ottone, bismuto, tungsteno e leghe sintetiche. Il punto è che nessun altro materiale offre il mix di proprietà necessario per funzionare in un’arma tradizionale. 

Il piombo non è stato scelto per caso. Si è rivelato perfetto per le esigenze di un proiettile perché:

  • È denso, il che massimizza la massa e l’inerzia, garantendo un trasferimento di energia efficace sull’obiettivo. 
  • È duttile (morbido) Questa proprietà è deteminante perché permette al proiettile di impegnarsi nelle rigature della canna senza generare attriti eccessivi che ne causerebbero l’usura precoce (usura meccanica / scoring della canna). Inoltre, questa malleabilità assicura una perfetta sigillatura dei gas generati dalla combustione della polvere, massimizzando la spinta utile e l’efficienza. 
  • Ha un comportamento balistico regolare e prevedibile. Grazie alla sua alta massa specifica e alla sua uniformità, il piombo mantiene la stabilità giroscopica fornita dalla rigatura (lo spin), garantendo una traiettoria costante e un comportamento terminale che può essere modulato con precisione.

In altre parole, il piombo si trova nel punto ideale di un equilibrio delicatissimo tra massa, resistenza e duttilità. Quando si tenta di sostituirlo, questo equilibrio si rompe immediatamente. L’acciaio è troppo duro e spesso troppo leggero; il rame e l’ottone hanno limiti evidenti e costi elevati; il tungsteno è densissimo, ma risulta carissimo e complesso da lavorare; il bismuto, sebbene pesante, è purtroppo fragile. (tende a fratturarsi facilmente a causa della sua struttura cristallina).

L’arma da fuoco moderna funziona secondo lo stesso principio da secoli. Se cambiano le caratteristiche del proiettile, cambia di conseguenza l’intero sistema: l’usura della canna, la pressione interna, la velocità e la regolarità dello sparo, la precisione e persino la percezione al tiro. È un equilibrio talmente stretto che un cambio di materiale non è sufficiente. Ogni materiale alternativo introduce variazioni in tutte le fasi del ciclo balistico, dall’interazione con la rigatura all’azione terminale e come vedremo, può funzionare solo se affiancato a una modifica del principio di base della munizione.

Le palle blindate e Ramate: un supporto, non una sostituzione

Se abbiamo stabilito che sostituire il piombo è un’impresa che riscrive la fisica interna della munizione, dobbiamo ora analizzare le risposte industriali. Storicamente, il primo problema da risolvere non fu l’eliminazione del piombo, ma la sua protezione. È qui che entrano in gioco le soluzioni che conosciamo da tempo, ma che sono fondamentali per capire la vera transizione. 

Quando si parla di proiettili moderni, si citano spesso le blindate (FMJ) o le ramate. A un occhio inesperto sembrano già un passo verso una munizione “senza piombo”, ma in realtà la loro storia e funzione sono diverse: sono nate per supportare il piombo, non per sostituirlo. C’è spesso una notevole confusione quando si parla di palle ramate o blindate, che siano per pistola o per carabina, ritenendo che la ramatura sia uguale alla blindatura (o camiciatura). In realtà le cose non sono esattamente così.

Le palle blindate, o Full Metal Jacket (FMJ), nascono alla fine dell’Ottocento, principalmente per risolvere un problema che riguardava soprattutto i fucili militari dell’epoca, in quanto, con le nuove polveri infumi raggiungevano velocità molto elevate (600–750 m/s). A queste velocità il piombo nudo si sfiancava immediatamente, causando impiombamenti catastrofici. Le pistole moderne, invece, operano a velocità molto inferiori (250–380 m/s) e a pressioni più moderate: per questo il piombo nudo è ancora oggi perfettamente utilizzabile nelle armi corte senza presentare gli stessi problemi che resero necessaria la camiciatura nelle carabine militari di fine Ottocento.

Inoltre, per l’uso militare, era richiesto un proiettile con un comportamento più uniforme e una penetrazione prevedibile, un requisito poi ratificato dalle Convenzioni dell’Aia (1899 e 1907), che vietarono le munizioni a espansione nei conflitti bellici. La soluzione fu la camiciatura, o blindatura: un guscio metallico che riveste completamente o quasi completamente il nucleo interno, da cui il termine “blindato” per indicare l’armatura protettiva.

L’evoluzione dei materiali e metodi di camiciatura

Le camiciature non sono tutte uguali e, nel tempo, sono state adattate a esigenze e impieghi specifici.

  • Palla blindata (FMJ/FMC): la palla blindata, che esiste ormai da oltre un secolo, è un proiettile nel quale un nucleo in piombo viene forzato dentro un “bicchiere” realizzato per estrusione e imbutitura meccanica. Questo bicchiere è formato da una lega di rame, che generalmente è il tombacco (90 per cento rame, 10 per cento zinco, detta CuZn10), oppure da altri materiali come l’ottone, il cupronichel o il ferro dolce. 

Spessore e riconoscimento: il nucleo viene reso solidale alla blindatura mediante il ripiegamento del bordo e talvolta tramite saldatura termica. In una palla destinata ai calibri da pistola, lo spessore della blindatura può andare da un minimo di 0,35 mm fino a un massimo, in prossimità del vertice dell’ogiva, di circa 0,60 mm. Una palla blindata si riconosce spesso perché alla base (se FMJ) o al vertice (se Soft Point o Hollow Point) presenta il piombo esposto. Questa regola non è però assoluta: per esempio, le palle HPBT (Hollow Point Boat Tail) per tiro di precisione non mostrano affatto il piombo visibile.

  • Palla ramata (plated): la palla ramata è una palla in piombo nudo sulla quale viene deposto uno strato di rame praticamente puro mediante un bagno elettrolitico (galvanizzazione).

Spessore e riconoscimento: una palla calibro pistola ha normalmente uno spessore della ramatura di circa 120 micron, cioè 0,12 mm. Ne risulta che lo strato di rame è tra le tre e le cinque volte più sottile rispetto a quello di una palla blindata. Una palla ramata si riconosce perché appare completamente di colore rame, senza discontinuità o punti in cui il piombo sia visibile.

Effetti Dinamici e Risvolti Pratici
Questo guscio, il cui spessore varia a seconda del calibro e del metodo di produzione, non si limita a contenere il piombo, ma modifica le prestazioni balistiche.

Impatto balistico

La camiciatura, in sintesi, svolge tre funzioni fondamentali, tutte strettamente legate al suo spessore:

  1. Aumenta la resistenza strutturale: conferisce al proiettile la rigidità necessaria per resistere alle altissime pressioni e alle velocità generate dalle polveri infumi, permettendo al nucleo in piombo (che fornisce la massa) di rimanere integro.
  2. Migliora l’interazione in canna: offre una superficie metallica dura e uniforme che interagisce in modo più preciso e regolare con la rigatura, migliorando la stabilità giroscopica e, di conseguenza, la precisione su distanze maggiori.
  3. Contrasta l’usura e l’impiombamento: Contrasta l’usura e l’impiombamento: riduce drasticamente i depositi di piombo nella canna, eliminando il classico fenomeno dell’impiombamento tipico delle palle in piombo nudo e mantenendo l’affidabilità del sistema anche dopo numerosi colpi. Va tuttavia precisato che la camiciatura non elimina il fouling metallico in senso assoluto: l’uso di proiettili blindati comporta la formazione di depositi di rame (ramatura), che richiedono comunque una corretta e periodica pulizia della canna con solventi specifici.

I risvolti pratici di questa differenza sostanziale sono numerosi e si riflettono sia sul comportamento balistico sia sulle regole d’impiego:

  • Blindata: lo spessore della camiciatura è tale da consentire una maggiore penetrazione e permette alla palla di impegnare le rigature a velocità molto elevate (caricamenti a piena potenza) senza “impastarsi”.
    Ramata: la palla ramata riesce a impegnare le rigature sicuramente meglio rispetto a una palla in piombo nudo per quanto riguarda i depositi in canna, ma il comportamento dinamico resta, in sostanza, quello di una palla in piombo nudo. L’esiguità dello spessore della ramatura non consente di mantenere la giusta “presa” sulle rigature quando le velocità alla bocca si avvicinano ai valori tipici dei calibri da carabina (ad esempio, è inadatta per caricamenti a piena potenza di calibri da carabina).

In molti poligoni, soprattutto nei T.S.N., le palle blindate non sono consentite perché tendono a rimbalzare. Le palle ramate, invece, sono generalmente ammesse, poiché il loro comportamento è simile al piombo nudo e non presentano lo stesso rischio di rimbalzo.

Tipologie aggiuntive

La blindatura ha portato nel tempo a diverse configurazioni, tra cui:

  • Total Metal Jacket (TMJ): la camiciatura copre completamente anche il fondo del proiettile, eliminando la base di piombo esposta ai gas di sparo. È una soluzione importante nei poligoni chiusi, perché riduce l’esposizione al piombo aerodisperso.
  • Boat Tail (BT): un’evoluzione del design, soprattutto per le carabine, in cui la base del proiettile è rastremata a forma di coda di barca per migliorare l’aerodinamica, aumentare il coefficiente balistico e la precisione sulle lunghe distanze, superando le vecchie forme a base piana (Flat Base – FB).

In sintesi, la blindatura è un’innovazione che ha permesso al piombo di entrare nell’era moderna, migliorandone prestazioni e affidabilità, più che limitarsi a proteggerlo. Che si parli di FMJ, TMJ o ramate, il principio non cambia: funzionano perché proteggono il nucleo di piombo, che fornisce la massa e l’inerzia necessarie. Sono un capitolo evolutivo della storia del piombo, non la sua conclusione, in attesa del vero salto rappresentato dalle monolitiche.

Cartuccie: 9x19 blindata, 9x21 ramata, 9x21 piombo
Cartuccie: 9×19 blindata, 9×21 ramata, 9×21 piombo

 

Le Monolitiche: il vero tentativo di sostituire il piombo

Se le blindate e le ramate rappresentano un’evoluzione del piombo, i proiettili monolitici, in rame o ottone pieno, costituiscono l’unica soluzione tecnicamente valida per ottenere proiettili completamente privi di piombo. Questi proiettili non nascono dalla fusione e dalla camiciatura, ma sono ricavati da un unico blocco di materiale, come il rame o l’ottone, e sono prodotti principalmente tramite tornitura CNC (Controllo Numerico Computerizzato) per garantire una precisione e un’integrità strutturale impeccabili. Queste soluzioni vengono utilizzate nella caccia di selezione, nei poligoni indoor e nelle aree dove l’uso del piombo è proibito.

La Nascita del Concetto Monolitico e le Esigenze Ambientali

Una Radice Storica Poco Nota

Sebbene i proiettili monolitici vengano percepiti come una soluzione moderna, il primo esempio degno di nota risale addirittura alla fine dell’Ottocento. Nel 1898 l’esercito francese adottò, per la cartuccia 8×50R Lebel, un proiettile progettato dal capitano Desaleux e conosciuto come Balle D: un proiettile interamente realizzato in lega di rame, con un profilo aerodinamico avanzato per l’epoca (spitzer) e con base rastremata.

Si trattò della prima applicazione militare di un proiettile “solido” nel senso moderno del termine: nessun nucleo interno in piombo, ma un unico materiale strutturale. L’idea non si impose su scala mondiale e venne successivamente abbandonata, ma rimane un precedente tecnico molto interessante, perché anticipa concetti che oggi consideriamo “innovativi”: integrità strutturale, assenza di piombo e profilo aerodinamico ottimizzato.

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’idea non è recentissima. Il vero impulso alla progettazione di munizioni monolitiche lead-free arrivò negli anni ’70 e ’80 in risposta alle crescenti restrizioni ambientali per la caccia (specialmente per gli acquatici), dove il piombo disperso nell’ambiente era già un problema riconosciuto.

Il pioniere indiscusso nel settore venatorio fu l’americano Randy Brooks (il futuro marchio Barnes), che creò le prime versioni di palle interamente in rame. Queste prime generazioni non erano ancora perfette in termini di precisione e richiedevano altissime velocità per lavorare correttamente, ma introdussero il concetto fondamentale: ottenere l’espansione e la cessione energetica da un unico blocco metallico.

Successivamente, il concetto si biforcò in due scuole di pensiero fondamentali che tuttora definiscono il mercato:

  1. Monolitiche per Deformazione Controllata (espansione): (Es. Barnes, Hornady GMX) Utilizzano un corpo interamente in rame con una punta cava per innescare l’espansione, replicando l’effetto della palla espansiva, ma senza frammentazione, mantenendo la massa.
  2. Monolitiche Iperveloci per Cavitazione: (Es. THV, XSTRIKE) Sfruttano la massa ridotta e l’alta velocità per indurre un diverso meccanismo di cessione energetica, la cavitazione, senza deformazione.

Concentriamoci proprio su questo secondo principio, che è il più radicalmente diverso rispetto al piombo tradizionale.

 La Cavitazione Balistica

La cavitazione è il principio su cui si fondano le munizioni monolitiche ad altissima velocità e rappresenta la chiave del loro funzionamento lead-free senza espansione. Quando il proiettile, grazie alla sua elevatissima velocità, attraversa un mezzo denso (come i fluidi biologici), genera una cavità transitoria e una caduta di pressione che provoca la formazione e il collasso di microbolle, con conseguente shock idrodinamico nei tessuti.

  • 1. La Spinta del Fluido: Quando il proiettile (con la sua punta, conica o cava) colpisce il bersaglio, la sua velocità è così alta da spingere i fluidi laterali con una forza estrema.
  • 2. La Caduta di Pressione: Questa spinta violenta crea immediatamente una zona di pressione negativa (depressione) proprio dietro il proiettile, come se stesse lasciando un “vuoto” dietro di sé.
  • 3. Formazione e Collasso delle Bolle: In questa zona a bassissima pressione, i fluidi (essenzialmente acqua) vaporizzano istantaneamente, creando una scia di microbolle di vapore e vuoto (la cavità). Queste bolle, instabili, collassano immediatamente.
  • 4. Lo Shock Idrostatico o idrodinamico: Il collasso genera violentissime onde d’urto che si propagano nei tessuti.

È questo fenomeno, lo shock idrostatico generato dal collasso della cavità di vapore, che garantisce la cessione energetica e l’effetto di blocco immediato, anche se tale effetto dipende in modo significativo dalla velocità reale all’impatto, e dal mezzo attraversato. 

Per comprendere a fondo l’evoluzione e il ruolo della cavitazione, prendiamo in esame due capisaldi storici e un esempio moderno che hanno marcato il progresso.

I Capisaldi Storici

  • Barnes X-Bullet (USA, Anni ’80): La Madre dei Monolitici per Caccia. Sebbene la X non si basasse sulla cavitazione ma sull’espansione controllata, fu la madre concettuale dei moderni monolitici e il vero spartiacque nell’industria venatoria. Realizzata in rame ad alta purezza e dotata di una profonda punta cava (hollow point), il suo design risolse un problema cronico dei proiettili in piombo da caccia: la frammentazione e la perdita di massa. Le X-Bullet furono le prime a dimostrare in modo inconfutabile la fattibilità di un proiettile lead-free che, all’impatto, si espandeva in modo ampio e controllato (assumendo la caratteristica forma a quattro petali), ma soprattutto manteneva quasi il 100% del suo peso residuo. Questo mantenimento della massa assicurava una profondità di penetrazione eccezionale, spesso superiore alle palle in piombo, e rivoluzionò gli standard di etica venatoria. La sua introduzione forzò l’intera industria a sviluppare proiettili monolitici simili, come le successive versioni Triple Shock X (TSX) e l’attuale VOR-TX.
  • Le THV (Très Haute Vitesse – Francia, Anni ’80/90): Rappresentarono la prima applicazione diretta del concetto di cavitazione balistica. Erano proiettili monolitici in ottone pieno con un design estremo: erano caratterizzati da una punta a cono invertito e una base tronca, che conferivano al proiettile una forma quasi “piatta” e una massa estremamente ridotta. L’obiettivo era massimizzare la velocità per indurre lo shock idrostatico senza ricorrere all’espansione. Il loro uso era pensato principalmente per la difesa personale e l’antiterrorismo, dato il loro comportamento non frammentante e la velocità impressionante (fino a 600 m/s ne calibro 9×19). Nonostante il successo tecnico, il progetto THV originale francese non ha avuto continuità industriale ed è progressivamente uscito dal mercato, lasciando però un’eredità tecnica di grande rilievo che ha influenzato numerosi sviluppi successivi.

L’Evoluzione Moderna: Le XSTRIKE Italiane

In tempi più recenti, l’innovazione è proseguita con prodotti come le italiane XSTRIKE (marchio di EHP, Shooting Technology). Queste munizioni monolitiche, realizzate in rame puro con macchine CNC, (controllo numerico computerizzato) rappresentano una sintesi tra l’esigenza lead-free e le performance balistiche di ultima generazione.

Sono note per i calibri da pistola come il 9×19, 9×21 e .40 S&W e 45 ACP, ma il loro utilizzo si estende a molti altri calibri. Il cuore dell’innovazione XSTRIKE risiede nella sua massa ridotta (circa 83 grani per la versione 9×19 e 9×21) che permette di raggiungere altissime velocità per innescare la cavitazione.

Il Vantaggio Legale della Cavitazione:

Questo principio balistico conferisce alle XSTRIKE un importante vantaggio normativo. La normativa italiana (Legge 110/75, art. 2) e la direttiva europea 91/477/CEE vietano i proiettili a espansione per la difesa personale. Poiché le XSTRIKE non si deformano all’impatto, non vengono classificate come munizioni espansive e quindi risultano ammesse per l’impiego in ambito difensivo secondo la normativa vigente. A livello operativo, la leggerezza non solo massimizza l’effetto cavitazione, ma riduce significativamente il rinculo. Inoltre, la geometria del proiettile e dell’ogiva favorisce un’alimentazione più fluida nelle armi semiautomatiche: il profilo regolare e privo di spigoli critici migliora la transizione dal caricatore alla rampa di alimentazione e l’ingresso in camera di cartuccia, riducendo la probabilità di esitazioni o inceppamenti in fase di cameramento. Il peso contenuto, infine, consente di trasportare un maggior numero di cartucce a parità di ingombro.

 

Monolitica Barnes .308
Monolitica Barnes .308
Monolitiche Francesi THV
Monolitiche Francesi THV

 

Monolitica Italiana XTRIKE cal. 9
Monolitica Italiana XTRIKE cal. 9

 

Sfide e Limiti delle Monolitiche

Nonostante tutti i progressi ingegneristici e i vantaggi ambientali, i proiettili monolitici non sono ancora una sostituzione universale, economica e diretta del piombo. La loro implementazione su larga scala comporta diverse sfide che toccano la balistica interna, la logistica e i costi di produzione.

1. Balistica Interna: Densità e Rigatura

La sfida più grande è puramente fisica e riguarda la densità. Il rame e l’ottone, pur essendo ottimi, hanno una densità di circa 8,9 g/cm3, mentre il piombo ha una densità di 11.34 g/cm3.

  • Necessità di Lunghezza e Iper-leggerezza: Per mantenere la stessa massa (peso) di un proiettile in piombo, il proiettile monolitico dovrebbe essere significativamente più lungo. Questo è spesso impossibile a causa dei limiti dimensionali della cartuccia (spazio bossolo per la polvere e lunghezza massima di caricamento). Di conseguenza, i monolitici sono quasi sempre più leggeri (massa inferiore) per quel dato calibro.

Problemi di Stabilizzazione (Twist Rate). Il peso ridotto e la maggiore lunghezza in rapporto al diametro possono compromettere la stabilizzazione giroscopica (lo spin) fornita dalla rigatura, ossia dal passo di rotazione (twist rate). Le canne tradizionali sono progettate per stabilizzare proiettili di peso standard in piombo; se il proiettile è troppo leggero o troppo lungo per quel passo di rigatura, la stabilizzazione è meno efficace, il che si traduce in una riduzione della precisione su lunga distanza. Poiché la stabilità giroscopica dipende dal rapporto tra lunghezza, massa e passo di rigatura, un proiettile monolitico più lungo ma più leggero può richiedere twist più rapidi rispetto alle tradizionali FMJ in piombo dello stesso calibro. Il problema riguarda sia il 5,56 NATO sia il .223 Remington, in quanto condividono lo stesso diametro di proiettile. Tuttavia molte canne civili camerate in .223 Rem presentano passi di rigatura più lenti (1:9 o 1:12), che possono risultare insufficienti per stabilizzare proiettili monolitici più lunghi.

2. Costi e Produzione

Il metodo di fabbricazione incide pesantemente sul costo finale del proiettile:

  • Tornitura CNC vs. Fusione: Il piombo è fuso in stampi, un processo estremamente rapido ed economico. I proiettili monolitici, invece, sono realizzati per tornitura CNC (Controllo Numerico Computerizzato), un processo lento e ad alta precisione che trasforma un unico blocco di rame o ottone. La necessità di precisione chirurgica e il tempo macchina elevato comportano costi significativamente più elevati (spesso il doppio o il triplo) rispetto alla produzione di un FMJ tradizionale.
  • Sensibilità del Caricamento: La massa inferiore e il volume maggiore del proiettile in rame riducono lo spazio interno disponibile nel bossolo per la polvere. Questo rende il caricamento estremamente sensibile e critico, richiedendo polveri specifiche e dosaggi precisi per raggiungere le alte velocità necessarie all’innesco della cavitazione, senza eccedere le pressioni operative. Inoltre, per ottenere le velocità necessarie alla cavitazione, le cariche lavorano spesso in prossimità dei limiti di pressione CIP/SAAMI, riducendo il margine di sicurezza tipico delle munizioni tradizionali.
  1. Interazione con l’Arma

Essendo più duri e meno malleabili del piombo camiciato:

  • Usura della Canna: Sebbene il rame sia relativamente morbido, la sua interazione con la rigatura è diversa da quella del piombo. Alcuni monolitici, se non perfettamente progettati o in canne non adatte, possono potenzialmente aumentare l’abrasione meccanica se caricati impropriamente. Inoltre, i proiettili monolitici possono generare un deposito di rame maggiore rispetto alle palle tradizionali, rendendo necessarie frequenti operazioni di pulizia della canna con solventi specifici.
  • Rodaggio: L’intero parco armi tradizionale, in particolare le canne con rigature vecchie o usurate, necessita di un periodo di rodaggio (o in alcuni casi, non è ottimizzato) per l’uso esclusivo di questi materiali più rigidi.

In conclusione, sebbene i monolitici abbiano dimostrato di poter superare la dipendenza dal piombo, la loro adozione universale attende la soluzione delle sfide legate alla balistica (peso/stabilizzazione), alla logistica di produzione e alla standardizzazione dei costi. 

Conclusione

Per molto tempo ancora continueremo a usare armi tradizionali, con cartucce basate sul modello collaudato: polvere, pressione e un proiettile spinto lungo una canna. Sebbene soluzioni come le monolitiche abbiano dimostrato di poter superare la dipendenza dal piombo in contesti specifici, il piombo resta l’unico materiale in grado di soddisfare in modo universale il delicato equilibrio tra densità, duttilità e costo di produzione, essenziale per il funzionamento delle attuali piattaforme.
È chiaro che la vera rivoluzione non può passare da un semplice cambiamento di materiale. Finché il principio propulsivo resterà basato sulla combustione della polvere e sulla spinta gas–proiettile, dovremo accontentarci di perfezionare ciò che già esiste.

Il salto epocale

Continueremo a vedere cartucce “nuove”, con soluzioni tecniche più raffinate e materiali migliorati. Ma questo non è il vero salto. Il salto epocale, quello che può davvero cambiare tutto, non è migliorare ciò che abbiamo, ma superare il principio di funzionamento che dura da secoli. Ed è qui che la ricerca mostra il suo volto più interessante: sistemi completamente diversi, basati su una fisica realmente innovativa. Queste nuove armi e i loro sistemi di propulsione rappresentano un viaggio verso una dimensione balistica mai vista.

Seguitemi nel mio prossimo articolo, perché vi porterò in un mondo nuovo, un futuro… già presente.

Testo a cura di Michele Alfarone, Perito balistico forense e responsabile del settore nazionale armi e tiro di OPES.

 

 

 

 

 

 

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