4SkillUp in Belgio: due esperienze tra innovazione, comunità e nuove prospettive per lo sport 

Nell’ambito del progetto 4SkillUp, l’ufficio relazioni internazionali di OPES International, diretto da Sara Massini, ha avuto l’opportunità di vivere in Belgio due esperienze molto diverse tra loro, ma unite da una visione comune: considerare lo sport e il movimento come strumenti di crescita, partecipazione e inclusione. 

Le visite alla Sportinnovatiecampus di Brugge e alla Dansschool De Smet-Camby di Herent hanno permesso di osservare da vicino due modelli distinti ma complementari. Da una parte, un centro in cui ricerca, tecnologia e pratica sportiva si incontrano in modo dinamico e sperimentale. Dall’altra, una realtà storica della danza capace di coinvolgere persone di tutte le età e livelli, costruendo nel tempo una vera comunità attorno al movimento. 

Due contesti differenti per approccio e identità, ma molto vicini nella sostanza. Entrambi, infatti, hanno evidenziato come lo sport di base possa evolversi quando è guidato da visione, apertura e attenzione alle persone. 

La forza di costruire comunità 

Tra gli aspetti che hanno maggiormente catturato l’attenzione del team di OPES International volato in Belgio, merita di essere menzionata la capacità di questi centri di crescere e consolidarsi in contesti locali che, almeno all’apparenza, potrebbero sembrare lontani dai grandi poli di riferimento. 

Come ha sottolineato anche André Urban, che ha preso parte a queste esperienze, ciò che emerge con più forza è la capacità di “trovare energia in contesti locali che magari non sono così popolari, neppure a livello regionale, ma che riescono comunque ad avere una grande partecipazione”. Un elemento tutt’altro che scontato, soprattutto nel mondo dello sport di base, dove costruire comunità, coinvolgimento e senso di appartenenza richiede tempo, visione e lavoro costante. 

In entrambi i casi non sono emerse soltanto strutture ben organizzate, ma realtà che hanno saputo creare una comunità attiva, presente e realmente coinvolta. Pubblico, volontari, partecipanti: tutto lascia intuire che dietro ogni attività c’è un legame forte con il territorio e con le persone che lo vivono. 

In Belgio per visitare la Dansschool De Smet-Camby: la danza come spazio di incontro e partecipazione 

La visita alla Dansschool De Smet-Camby ci ha mostrato in modo molto chiaro come una disciplina artistica possa diventare molto più di un semplice percorso formativo. 

Nonostante la distanza geografica dai grandi centri, questa scuola è riuscita a costruire nel tempo una forte identità e una reputazione riconosciuta anche a livello internazionale. Ma ciò che rimane impresso davvero non è solo il risultato raggiunto, quanto il modo in cui è stato costruito. 

La scuola propone un’offerta ampia e inclusiva, capace di coinvolgere bambini, giovani, adulti e persone con livelli di esperienza diversi. Gli spazi sono ben organizzati, la qualità dell’insegnamento è evidente e l’intera struttura trasmette una forte coerenza educativa e organizzativa. 

L’aspetto forse più interessante, però, è il modo in cui la danza viene vissuta: non soltanto come tecnica o performance, ma come occasione di socialità, integrazione e divertimento. Serate di pratica, eventi, momenti condivisi e una comunicazione aperta contribuiscono a far sentire le persone parte di qualcosa di più grande di un semplice corso. 

Come ricordato da André Urban al ritorno dal viaggio in Belgio, uno dei punti di forza di questa realtà è il fatto di “andare verso la comunità e non aspettare che sia la comunità ad andare da loro”. È una visione molto concreta e, allo stesso tempo, molto potente: il coinvolgimento non nasce per caso, ma si costruisce attraverso presenza, ascolto e relazioni autentiche. 

Sportinnovatiecampus di Brugge: innovare lo sport partendo dalla ricerca 

Se la Dansschool De Smet-Camby ci ha colpito per la sua capacità di creare comunità attraverso la danza, la Sportinnovatiecampus di Brugge ci ha mostrato una dimensione altrettanto importante: quella dell’innovazione applicata allo sport. 

Qui abbiamo incontrato un ambiente in cui ricerca, tecnologia e pratica si intrecciano in modo naturale, dando vita a un modello dinamico e sperimentale. Non si tratta semplicemente di ospitare attività sportive, ma di progettare e testare nuove modalità di vivere lo sport, rendendolo più coinvolgente, più accessibile e più capace di dialogare con altri ambiti. 

Durante la visita abbiamo osservato diverse attività e discipline, tra cui arti marziali, basket e danza, inserite in un contesto che valorizza non solo la pratica, ma anche la metodologia, il design degli spazi e l’uso di strumenti innovativi. 

Secondo André Urban, uno degli elementi più stimolanti è proprio “la relazione con la ricerca e la volontà costante di innovare pratiche e metodologie”. In questo senso, la Sportinnovatiecampus ci ha trasmesso un messaggio molto forte: lo sport non è solo esercizio o performance, ma può diventare anche uno strumento di osservazione, studio e crescita. 

Ci ha colpito in particolare la capacità di utilizzare il movimento come mezzo per approfondire aspetti scientifici legati alla persona, al corpo e ai processi di apprendimento. Un esempio concreto di come innovazione e pratica possano procedere insieme, senza perdere di vista la dimensione educativa e umana. 

Appunti dal viaggio

Pur partendo da approcci molto diversi, entrambe le realtà condividono alcuni elementi che riteniamo fondamentali e che possono rappresentare un’ispirazione concreta anche per altri contesti sportivi. 

Il primo è la capacità di considerare lo sport come strumento, e non come semplice fine. In entrambi i centri, il movimento viene utilizzato per costruire relazioni, favorire la partecipazione, sviluppare competenze personali e rafforzare il legame con il territorio. 

Il secondo è l’attenzione all’inclusione reale, costruita attraverso scelte pratiche: spazi accessibili, proposte diversificate, adattabilità ai bisogni del gruppo locale e apertura verso pubblici differenti. 

Il terzo è la presenza di una leadership aperta al cambiamento, capace di sperimentare, di mettersi in discussione e di cercare nuove strade. È proprio questa disponibilità a innovare, senza perdere il contatto con le persone, che rende queste esperienze così significative. 

Una visione dello sport che guarda oltre la disciplina

Queste due visite in Belgio, all’interno del percorso di 4SkillUp, ci hanno lasciato una consapevolezza molto chiara: per rendere lo sport davvero accessibile, inclusivo e motivante, è necessario imparare a guardarlo in modo più ampio. 

Come emerso anche nel confronto con André Urban, non si tratta di fare sport solo per il gesto tecnico o per la performance, ma di riconoscere tutto ciò che una disciplina può generare: valori, competenze personali, benessere, relazioni e senso di appartenenza. 

Come OPES International, torniamo da queste esperienze con nuove idee, esempi concreti di buone pratiche e una conferma importante: nello sport di base, crescere significa soprattutto cooperare, imparare e restare aperti al cambiamento. 

Ed è proprio da qui che vogliamo continuare a partire.

 

Articolo a cura di OPES International

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