L’allenamento in bianco, non soltanto tecnica: ripetere i gesti corretti per costruire sicurezza e controllo

allenamento in bianco

Dell’allenamento in bianco con le armi si parla e si scrive da tempo, ma ancora oggi viene troppo spesso sottovalutato. Molti tiratori ne riconoscono l’utilità, ma pochi lo inseriscono con metodo e continuità nella propria preparazione, convinti che soltanto i colpi sparati in poligono possano produrre un reale miglioramento. Ho quindi deciso di riproporre l’argomento, perché alcuni principi fondamentali, pur essendo noti, vengono spesso trascurati.

Il punto è semplice: sparare molto non significa necessariamente allenarsi bene. La quantità dell’allenamento ha la sua importanza, ma ripetere molte volte un gesto sbagliato consolida soltanto l’errore e lo rende più difficile da correggere. 

Per migliorare davvero occorre allenarsi con cognizione di causa, sapendo quale gesto si vuole perfezionare e come debba essere eseguito correttamente. Questo lavoro comincia in poligono, dove l’istruttore osserva il tiratore, individua le cause degli errori e interviene sulla tecnica; successivamente può assegnare esercizi da ripetere anche fuori dalla linea di tiro, con l’arma completamente scarica e nel rispetto di rigorose condizioni di sicurezza.

L’allenamento in bianco

“Allenamento in bianco” è un termine usato nel linguaggio tecnico di chi utilizza le armi da fuoco. Significa eseguire, senza sparare, uno o più gesti propri del tiro: assumere la posizione, impugnare l’arma, estrarla dalla fondina, portarla sulla linea di mira, azionare il grilletto, effettuare un cambio di caricatore o ripetere una determinata sequenza tecnica. L’arma deve essere completamente priva di cartucce cariche; secondo il tipo di arma e di esercizio, si possono utilizzare salvapercussori o cartucce da addestramento inerti e chiaramente riconoscibili. L’eventuale impiego di bossoli già sparati deve essere previsto dal costruttore dell’arma.

È importante chiarire un possibile equivoco, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al tiro: allenamento in bianco non significa sparare cartucce a salve. Queste cartucce contengono comunque un innesco e una carica di lancio e, al momento dello sparo, espellono dalla volata gas ad alta temperatura e residui che possono provocare lesioni anche gravi. Non devono quindi essere considerate innocui accessori da addestramento. Nell’allenamento in bianco, invece, non avviene alcuno sparo.

Durante il tiro reale, il rumore, il rinculo, il sollevamento dell’arma dopo lo sparo e la stessa attesa del colpo possono rendere più difficile riconoscere alcuni errori. Il tiratore, aspettandosi il rumore e il rinculo, può infatti irrigidire involontariamente le mani e le braccia, chiudere gli occhi o muovere l’arma un istante prima che il colpo parta. Nell’allenamento in bianco questi fattori sono assenti e il tiratore può concentrare l’attenzione sul gesto, sull’allineamento degli organi di mira e sugli eventuali movimenti dell’arma durante l’azionamento del grilletto. Può così comprendere e correggere i singoli passaggi, per poi eseguire il gesto completo e verificarlo sparando in poligono.

Questo tipo di allenamento è particolarmente importante per chi è alle prime armi. Il neofita può imparare gradualmente ad assumere la posizione, costruire l’impugnatura e azionare correttamente il grilletto. Ciò non significa, però, che possa imparare da solo: nelle prime fasi, la guida di un istruttore è indispensabile per impostare correttamente la tecnica.

Perché è importante

L’utilità dell’allenamento in bianco non diminuisce con l’esperienza. Un tiratore già formato può servirsene per correggere un passaggio che non gli riesce bene o che non esegue con sufficiente regolarità, consolidare una procedura appena appresa o recuperare precisione dopo un periodo di inattività. Anche per un professionista questo tipo di addestramento rimane importante: permette di mantenere la padronanza delle procedure già acquisite, curare i dettagli e ripetere un movimento fino a renderlo costante, senza dover ricorrere ogni volta a una sessione di tiro in poligono. Cambiano la difficoltà e gli obiettivi, ma il metodo di lavoro rimane lo stesso.

  • L’allenamento in bianco consente quindi di lavorare, con obiettivi diversi, su numerosi aspetti:
  • posizione, equilibrio e orientamento del corpo rispetto al bersaglio;
  • costruzione e ripetibilità dell’impugnatura;
  • estrazione e reinserimento dell’arma in fondina, curando anzitutto correttezza e sicurezza;
  • allineamento degli organi di mira e stabilità dell’immagine di mira;
  • azionamento progressivo e controllato del grilletto;
  • mantenimento della mira dopo lo sgancio, cioè il controllo finale del gesto;
  • impiego con la mano forte e con la mano debole;
  • passaggio controllato dell’arma da una mano all’altra;
  • cambio del caricatore e altre manipolazioni tecniche;
  • cambi di posizione e sequenze che prevedono spostamenti;
  • coordinazione della respirazione, soprattutto nel tiro di precisione.

Non tutti questi esercizi sono adatti a chiunque e non devono essere improvvisati. L’estrazione dalla fondina, il passaggio dell’arma fra le mani e le manipolazioni più articolate richiedono procedure specifiche, da apprendere sotto la guida di un istruttore. 

La sicurezza comincia prima dell’esercizio

Un’arma verificata come scarica non deve mai essere trattata con superficialità. Proprio perché durante l’allenamento si punta intenzionalmente verso un bersaglio e si aziona il grilletto, la preparazione dell’ambiente è parte integrante dell’esercizio.

Prima di iniziare è opportuno adottare una procedura sempre uguale:

  • Scegliere un luogo sicuro, privato, controllato, privo di distrazioni e non visibile dall’esterno. Nessuno deve poter entrare improvvisamente nell’area di allenamento o attraversare la direzione verso cui è orientata la volata. Evitare che l’arma sia visibile dall’esterno impedisce inoltre che qualcuno possa allarmarsi o interpretare erroneamente ciò che sta accadendo.
  • Individuare una direzione realmente sicura. Il bersaglio deve essere collocato davanti a una struttura idonea ad arrestare un eventuale proiettile. Una parete interna, una porta, un mobile o una finestra non costituiscono automaticamente un arresto sicuro; occorre considerare anche ciò che si trova dietro e ai lati.
  • Assicurarsi che nell’area di allenamento non vi siano cartucce cariche. Non devono trovarsi sul tavolo, nelle tasche, nei caricatori o in qualsiasi altro punto dello stesso ambiente. I bossoli sparati e le cartucce inerti impiegati negli esercizi devono essere chiaramente riconoscibili e tenuti separati dalle cartucce cariche.
  • Accertarsi che l’arma sia completamente scarica. Nelle pistole semiautomatiche si rimuove prima il caricatore, quindi si arretra il carrello e lo si mantiene aperto per verificare visivamente che la camera di cartuccia e il vano del caricatore siano vuoti. Se il caricatore deve essere utilizzato durante l’esercizio, si controlla che sia vuoto prima di inserirvi eventuali cartucce da addestramento inerti. Nelle armi a tamburo si apre il tamburo e si controlla, una per una, che tutte le camere siano vuote. Quando è possibile farlo in sicurezza, al controllo visivo può essere aggiunto quello tattile. Se l’esercizio viene interrotto, prima di riprenderlo si ripete l’intera verifica.
  • Mantenere le regole fondamentali. La volata rimane sempre orientata nella direzione sicura e il dito resta fuori dalla guardia del grilletto fino al momento preciso in cui l’esercizio ne prevede l’azionamento.
  • Anche l’abbigliamento e l’equipaggiamento devono essere adeguati agli esercizi previsti. Quando possibile, è utile allenarsi con gli stessi abiti, le stesse calzature e lo stesso equipaggiamento utilizzati abitualmente in poligono o nell’attività per la quale ci si prepara. In questo modo si possono riprodurre condizioni più realistiche e tenere conto delle difficoltà che possono presentarsi durante l’estrazione, i cambi di posizione o gli spostamenti. Allenarsi con un abbigliamento molto più comodo di quello abituale potrebbe infatti rendere l’esercizio più facile, ma meno aderente alle condizioni reali.

Se l’allenamento in bianco si svolge in poligono, gli esercizi devono essere eseguiti esclusivamente nelle aree autorizzate e secondo le disposizioni del personale responsabile della linea di tiro. Terminata la sessione, anche se sono state utilizzate soltanto cartucce da addestramento inerti, si ripetono comunque le procedure di sicurezza. Da quel momento non si eseguono più esercizi, manipolazioni o altre prove: non deve esserci “un ultimo esercizio”. L’arma viene quindi riposta secondo le modalità di custodia previste.

La sicurezza come automatismo consapevole

Ripetere ogni volta le stesse procedure di sicurezza non serve soltanto a rendere sicura la singola sessione. Serve anche a costruire un comportamento che il tiratore tenderà a riprodurre quando utilizzerà un’arma carica, si troverà sotto pressione oppure avrà l’attenzione impegnata da ciò che accade intorno a lui.

Verificare che l’arma sia scarica, mantenere la volata in una direzione sicura, tenere il dito fuori dalla guardia del grilletto e ripetere l’intera procedura dopo ogni interruzione devono diventare passaggi naturali di qualsiasi manipolazione dell’arma. L’allenamento in bianco, quindi, non consolida soltanto i gesti necessari a impugnare, mirare o cambiare un caricatore: consolida anche i comportamenti destinati a proteggere il tiratore e chi gli sta intorno.

L’automatismo, tuttavia, non deve essere confuso con un gesto eseguito meccanicamente e senza attenzione. La procedura deve diventare spontanea, ma il controllo deve rimanere reale e consapevole. Guardare distrattamente la camera di cartuccia senza verificarne davvero lo stato significherebbe aver automatizzato soltanto l’apparenza del controllo.

In una situazione di fretta, stanchezza, tensione o emergenza, un automatismo correttamente costruito può impedire che venga saltato un controllo essenziale e prevenire un errore dalle conseguenze irreversibili. Per questo la sicurezza non deve essere considerata una premessa separata dall’allenamento: è essa stessa una parte dell’allenamento.

Imparare a osservare lo scatto

Uno degli esercizi più utili consiste nel rivolgere l’arma verso una superficie uniforme e priva di riferimenti. In questo modo il tiratore non è portato a inseguire il centro di un bersaglio e può concentrare l’attenzione sugli organi di mira.

Si assume la posizione corretta, si impugna l’arma e si aumenta gradualmente la pressione sul grilletto fino allo sgancio, cercando di mantenere allineati gli organi di mira. L’obiettivo non è arrivare allo sgancio il più rapidamente possibile, ma osservare se l’azionamento del grilletto provoca spostamenti dell’arma. 

Un altro esercizio consiste nell’appoggiare un bossolo o una moneta sulla parte posteriore del carrello, se la forma dell’arma lo consente. Dopo aver orientato l’arma in una direzione sicura, si preme lentamente il grilletto fino allo sgancio, senza bisogno di mirare o osservare gli organi di mira. Se l’oggetto cade, significa che durante la pressione sul grilletto l’arma si è mossa. Lo spostamento può dipendere dalla posizione del dito o da una pressione non corretta sul grilletto, da una variazione dell’impugnatura oppure da un irrigidimento della mano o del polso. Se l’oggetto rimane al suo posto, significa che l’arma è rimasta abbastanza stabile da non farlo cadere, ma questo non basta a dimostrare che lo scatto sia perfetto.

Impugnatura, presentazione, estrazione e spostamenti

L’allenamento in bianco consente di costruire e consolidare una corretta impugnatura dell’arma, lavorando sulle eventuali difficoltà senza le sollecitazioni prodotte dallo sparo. La mano deve trovare gli stessi punti di contatto ed esercitare una pressione stabile, senza tensioni muscolari inutili. Portando lentamente l’arma sulla linea di mira, il tiratore può verificare se gli organi di mira risultano già allineati oppure se deve correggere la posizione dell’arma.

Il lavoro con la fondina comprende due momenti distinti: l’estrazione e il reinserimento. Durante la presa e l’estrazione, il dito resta fuori dalla guardia del grilletto e, appena la conformazione della fondina lo consente, si distende lungo il fusto. Il reinserimento avviene al termine dell’esercizio, senza fretta e mantenendo il controllo del movimento.

Entrambi i gesti vengono inizialmente ripetuti lentamente. La velocità può essere aumentata quando la tecnica è stata appresa e il movimento viene eseguito correttamente. Se, aumentando la velocità, l’esecuzione diventa meno precisa o perde regolarità, si torna a un ritmo più lento e si ripete il gesto corretto prima di aumentarla nuovamente.

L’allenamento può comprendere anche l’impiego con una sola mano e il passaggio dell’arma dalla mano forte alla mano debole e viceversa. Poiché esistono tecniche diverse, la modalità da utilizzare deve essere appresa con l’istruttore e scelta in base all’arma e all’obiettivo dell’esercizio. Si possono inoltre eseguire sequenze che prevedono spostamenti e cambi di posizione, lavorando sulla coordinazione e sulla continuità dei diversi passaggi e ripetendo le procedure già apprese.

Il cambio del caricatore

Con l’allenamento in bianco si può lavorare anche sul cambio del caricatore, per rendere i movimenti più ordinati e regolari. La sequenza può essere inizialmente suddivisa nei singoli passaggi, per poi essere eseguita in modo completo.

Per questo esercizio si utilizzano caricatori vuoti oppure materiali da addestramento dedicati. Se occorre simulare il peso o il ciclo di alimentazione, si impiegano cartucce inerti costruite a tale scopo e immediatamente distinguibili da quelle cariche. Non si introducono cartucce cariche nello spazio di allenamento neppure per rendere il caricatore più realistico. 

L’allenamento deve inoltre tenere conto del funzionamento dell’arma utilizzata. In molte pistole a percussore lanciato, come le Glock e le SIG Sauer P320 e P365, dopo lo sgancio è necessario arretrare il carrello per ripristinare il grilletto. La necessità di riarmare il sistema in questo modo, tuttavia, non riguarda tutti i modelli. Ripetere automaticamente l’operazione dopo ogni azionamento del grilletto potrebbe trasformarla in un’abitudine, mentre nel tiro reale il riarmo avviene attraverso il normale ciclo dell’arma. L’esercizio deve quindi essere adattato al funzionamento dello specifico modello.

Salvapercussori, bossoli sparati e cartucce inerti

Non esiste una regola valida per tutte le armi. Alcuni costruttori consentono l’azionamento del grilletto a vuoto, altri raccomandano l’uso di un salvapercussore per le sessioni prolungate e altri ancora prevedono specifiche limitazioni. Una particolare attenzione è necessaria con le armi a percussione anulare, come quelle in calibro .22 LR, perché in alcuni modelli il percussore può colpire il bordo della camera di cartuccia, con il rischio di deformarne il bordo o di danneggiare il percussore stesso. Prima di iniziare è quindi necessario consultare il manuale dello specifico modello.

Le Glock, per esempio, consente l’azionamento in bianco delle proprie pistole, ma raccomanda l’uso di un salvapercussore o di una cartuccia inerte nelle sessioni prolungate. Il manuale Beretta APX A1 avverte che un impiego prolungato può danneggiare il percussore e precisa che una cartuccia inerte con la sede dell’innesco vuota può servire alle prove di caricamento e scaricamento, ma non protegge la punta del percussore. Il manuale Beretta della serie 92 ammette invece anche l’impiego di un bossolo già sparato per attutire la corsa in avanti del percussore.

Il bossolo sparato può dunque essere utilizzato quando questa soluzione è prevista per l’arma in questione, ma non deve essere presentato come sostituto universale del salvapercussore. Deve essere del calibro corretto, conservare nella propria sede l’innesco già percosso ed essere sostituito quando mostra segni evidenti di usura. Per gli allenamenti frequenti o prolungati è preferibile utilizzare un salvapercussore adatto all’arma e al calibro, progettato per sopportare percussioni ripetute.

Occorre inoltre distinguere la funzione degli accessori. Il salvapercussore è progettato per ricevere l’urto del percussore; una cartuccia inerte destinata alle manipolazioni riproduce invece forma e dimensioni della cartuccia per consentire di esercitarsi nelle operazioni di alimentazione, estrazione o cambio del caricatore. Un unico prodotto può svolgere entrambe le funzioni, ma non è scontato. Anche in questo caso devono essere seguite le indicazioni del produttore dell’arma e dell’accessorio.

Sessioni brevi, obiettivi precisi

L’allenamento in bianco non richiede necessariamente sedute lunghe. Ogni sessione dovrebbe avere uno o due obiettivi chiari: stabilizzare l’impugnatura, rendere più pulita la presentazione, osservare lo scatto, correggere una fase del cambio del caricatore oppure lavorare su un passaggio di una sequenza più articolata.

Le prime esecuzioni devono essere lente. La velocità può essere aumentata gradualmente, senza sacrificare la correttezza del gesto. Quando la qualità diminuisce, compaiono movimenti approssimativi o cala l’attenzione, è preferibile interrompere. Annotare gli esercizi svolti e le difficoltà incontrate, per poi confrontare queste osservazioni con i risultati ottenuti in poligono, aiuta a trasformare una semplice serie di ripetizioni in un vero programma di allenamento. 

Ciò che l’allenamento in bianco non può riprodurre

Affermare che si impari più in bianco che sparando sarebbe una semplificazione. I due tipi di allenamento svolgono funzioni diverse e devono completarsi.

In bianco si possono isolare e ripetere molti elementi tecnici, ma mancano rinculo, rilevamento, rumore, ciclo dell’arma e reazione del tiratore alla partenza del colpo. Non è quindi possibile verificare completamente la tenuta dell’impugnatura, il ritorno degli organi di mira e il controllo dell’arma durante le sequenze di tiro.

Il lavoro svolto in bianco acquista pieno valore soltanto quando viene periodicamente verificato a fuoco. I risultati osservati sul bersaglio e la valutazione dell’istruttore permettono di stabilire se il gesto allenato produce davvero il risultato cercato; in caso contrario, l’esercizio deve essere corretto prima che la ripetizione consolidi un errore.

Il laboratorio del tiratore

L’allenamento in bianco non sostituisce il tiro in poligono, ma lo completa. È un laboratorio nel quale il gesto può essere ripetuto, osservato e corretto con particolare attenzione.

Perché l’allenamento in bianco sia davvero utile, servono tre elementi fondamentali: una tecnica correttamente impostata da un istruttore di tiro competente, un obiettivo preciso per ogni sessione e una procedura di sicurezza che non ammetta eccezioni. Solo così la ripetizione diventa apprendimento, le regole di sicurezza diventano automatismi consapevoli e i movimenti acquistano precisione, regolarità e fluidità. La velocità può essere sviluppata gradualmente, senza perdere il controllo e la correttezza del gesto.

Con questo articolo ho voluto richiamare l’attenzione su un concetto centrale della formazione al tiro: per correggere un errore bisogna prima riuscire a riconoscerlo. Il risultato osservato sul bersaglio, da solo, non sempre permette di stabilire se derivi da un gesto eseguito correttamente o sia soltanto occasionale. Il lavoro in poligono rimane indispensabile, mentre l’allenamento in bianco permette di isolare i singoli movimenti, osservarli con maggiore attenzione e comprendere dove intervenire per migliorarli. Per questo dovrebbe trovare un posto stabile nella preparazione di ogni tiratore, indipendentemente dal suo livello di esperienza.

                                                                                                                           

 Michele Alfarone,

  Perito Balistico Forense

      Responsabile Nazionale del Tiro a Segno OPES

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