Le riforme in atto, la sfida del PNRR e, dulcis in fundo, l’intelligenza artificiale. Per le organizzazioni che compongono la galassia del Terzo settore non è un periodo semplice. Continuare a rispondere in maniera efficace ed efficiente ai nuovi bisogni dei cittadini, restando al passo con i tempi e le novità che si susseguono, risulta complesso. Non è soltanto una questione di tempo, ma anche di competenze, conoscenze di strumenti, capacità gestionali, progettuali e valutative e pure di azioni corrette. In un contesto simile l’improvvisazione non può essere tollerata. L’unica strada percorribile risulta essere quella della formazione continua.
Il progetto “AttivAzione”, promosso da OPES e realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è intervenuto in questo quadro, ponendosi come obiettivo il rafforzamento della capacity building delle organizzazioni del Terzo settore e delle associazioni di promozione sociali affiliate all’Ente. Tramite il Master di primo livello (1.500 ore) e il Corso di Alta Formazione (90 ore), ha donato nuova linfa al sistema, formando complessivamente 30 operatori. Se da una parte ha inserito 10 progettisti in grado di dare vita ad iniziative di co-progettazione e co-programmazione con la pubblica amministrazione; dall’altra, invece, ha permesso a 20 operatori di implementare quelle hard skill necessarie a gestire i progetti finanziati.

Un piano didattico per il Terzo settore figlio di un’indagine scientifica
Il piano didattico proposto ai discenti è figlio di un’analisi avviata da una ricerca scientifica. OPES ed il progetto AttivAzione hanno indagato a fondo sulle professionalità presenti all’interno delle organizzazioni di volontariato o delle associazioni di promozione sociali e pure sulla loro capacità di fare rete e di costruire relazioni significative con stakeholder e amministrazioni locali. Hanno valutato il volume di progettualità presentate e finanziate e pure i loro ambiti. Si sono concentrati altresì sui bisogni degli operatori e sugli strumenti utilizzati dai sodalizi del Terzo settore, ma anche sull’eventuale impiego di nuovi modelli di welfare generativo in grado di trasformare i cittadini da soggetti passivi a protagonisti attivi, responsabili e promotori del bene comune.
Sulla base dei dati raccolti, sono stati costruiti ed erogati i due percorsi di formazione.
Che cosa ha evidenziato la ricerca scientifica?
La ricerca scientifica, consultabile in allegato, mette in evidenza alcune criticità da parte dei protagonisti del settore. In primis, il gap formativo e di competenze. Dalle risposte ai questionari si evince che l’82,5% del campione non ha seguito corsi per migliorare le proprie competenze. Gli intervistati lamentano principalmente carenze nella gestione di una progettualità e nella pianificazione strategica.
Poi, c’è il divario nella digitalizzazione e nella strumentazione. Il Terzo settore fatica a mantenere il passo del progresso tecnologico. L’utilizzo di software specifici di project management è quasi irrilevante. Solo l’1,96% ha ammesso di fare affidamento su tool come Jira, ClickUp, Asana, Bitrix24, Hive, Wrike e Flow.
Un altro aspetto interessante riguarda la valutazione d’impatto. L’86,27% l’ha ritenuta “molto” o “moltissimo” importante, anche se risulta un ambito poco presidiato da persone esperte.
Sul fronte delle sfide e delle barriere, invece, emergono da una parte la mancanza di risorse, con il 47,64% delle preferenze, e la tanto temuta burocrazia, con un valore di 16 risposte su 100. Lo snellimento delle procedure burocratiche, infine, viene indicato dal 74,65% del campione come prioritario per rafforzare la collaborazione tra amministrazione pubblica e privato sociale.
AttivAzione ha intercettato i fabbisogni del Terzo settore e proposto dei moduli formativi mirati che hanno aiutato i protagonisti a compiere un salto di qualità. Se le 30 persone formate sono oggi in grado di gestire un progetto dal punto di vista del budget, effettuare una valutazione d’impatto, avviare iniziative di fundraising o scrivere una progettualità con un Ente locale, il merito è attribuibile non solo alla qualità del corpo docente, ma anche all’indagine iniziale.
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