L’Associazione Pugliese di Roma ha ospitato nel cuore della Capitale “La vita in pugno”, un evento dedicato alla straordinaria parabola umana di Emanuele Blandamura. L’incontro si è rivelato un dialogo intimo e ispiratore, durante il quale l’ex pugile ha condiviso aneddoti del ring e profonde riflessioni personali. L’iniziativa ha celebrato il valore educativo e trasformativo dello sport, in perfetta sintonia con i progetti sociali promossi dal campione
Dopo i saluti e i ringraziamenti istituzionali da parte della presidente dell’associazione, Irene Venturo, la serata si è sviluppata seguendo le connessioni tra sport, letteratura e riflessioni personali. Blandamura, affiancato dal professor Antonino Mancuso e dal giornalista RAI Andrea Fusco, ha condiviso estratti dal suo libro “Dentro e fuori dal ring“, focalizzandosi su resilienza, disciplina e crescita umana.

Dentro e fuori dal ring: i successi sportivi e personali
Ex campione europeo dei pesi medi, Blandamura, conosciuto nel mondo della nobile arte come “Il Sioux”, ha trasformato il ring in una metafora della propria esistenza, passando da ragazzo di strada a simbolo di disciplina e resilienza. Il pugile friulano ha ripercorso un’infanzia segnata dall’assenza del padre e dalla presenza costante dei nonni, la sua ancora di salvezza: “La sofferenza l’ho scelta: è diventata mia amica”, ha dichiarato , realizzando la promessa fatta al nonno: diventare un campione. Dal Tufello, quartiere di Roma, fino a Yokohama, Giappone, dove ha combattuto per il titolo mondiale WBA contro Ryota Murata, ogni ferita e ogni sconfitta sono diventate lezioni di vita.
Oggi l’attenzione dell’ex pugile si sposta sul versante umano e sociale. “Non conto le vittorie sul ring, ma le sconfitte che ho vinto nella vita” non è solo il sottotitolo del libro, ma un mantra ed un messaggio potente rivolto soprattutto ai giovani per spiegare come gli ostacoli permettano di diventare persone migliori.
“Il pugno più forte che ho ricevuto dalla vita, che poi è diventato per me una lezione preziosa, è proprio la metafora della caduta. Tutti noi incontriamo difficoltà, tutti noi incontriamo degli ostacoli, ma sono soltanto questi che ci permettono di diventare persone migliori, consapevoli, capaci e pronte a realizzarsi”
Emanuele Blandamura
Se il dottor Mancuso ha evidenziato il ruolo della riflessione e della fede nei momenti bui, Michela Pellegrini, responsabile dell’Ufficio Stampa della FPI, ha elogiato Blandamura come “team ambassador” per le scuole per la sua capacità di insegnare il “noi” contro l’io egoistico.
Significativo l’intervento di Juri Morico, Presidente Nazionale di OPES, che ha descritto l’energia travolgente dell’ex pugile: “È difficile contenerlo, perché ti coinvolge, ti prepara, ti fa immergere nelle sue progettualità ambiziose”. Morico ha definito Blandamura come un “testimone” ideale.
Juri Morico e Emanuele Blandamura: il valore dello sport come promotore di inclusione sociale
L’evento ha ribadito che lo sport non è un fine, ma uno strumento fisiologico di inclusione. è un un mezzo di inclusione e di promozione sociale che combatte discriminazioni come il bullismo. Non è il singolo ma è il gruppo che fa forza. Juri Morico ha voluto condividere e sottolineare questo pensiero all’incontro: “ Può essere la carta vincente per una società migliore”, ha concluso Blandamura, che ha ricordato ai presenti anche il suo impegno nella lotta al bullismo e al cyber bullismo e nei progetti a carattere sociale promossi da OPES, Federazione Pugilistica Italiana e Sport e Salute.
