Il ruolo del tecnico sportivo come educatore al centro della tavola rotonda promossa da OPES

Li chiamiamo coach, maestri, allenatori, boss e addirittura mister, appiccicando improvvidamente o in maniera fin troppo avventata la parola inglese per “Signore” a coloro che guidano una squadra. Sono i responsabili della gestione tecnica dell’atleta o del team e spesso, anche a livello giovanile, vivono la loro vocazione sulla base del risultato. Eppure per i più ottimistici, la percentuale di successo ascrivibile ad un tecnico rasenta, al massimo, il 30%. Nonostante questo dato, urlano fino a perdere la voce, incitano, si dimenano, si improvvisano psicologi, proiettano le loro emozioni sui loro allievi, vivono la prestazione in trance emotiva e vorrebbero sostituirsi al protagonista o ai protagonisti fino a diventare essi stessi gli attori principali di un record, di una medaglia o di una vittoria. Ma è ottenere il successo del singolo o del gruppo la principale responsabilità di un tecnico che guida dei bambini o dei giovani? Assolutamente no. Il ruolo di un tecnico, soprattutto delle giovanili, è quello di essere per prima cosa un educatore.

 

Il bravo tecnico è un educatore, non forgia un Campione ma una persona migliore

Per comprendere il significato intrinseco di questo termine e al tempo stesso scoprirne il valore più profondo, basterebbe sfogliare il vocabolario e soffermarsi sull’etimologia del verbo educare. Educare deriva dal latino educere, ovvero tirar fuori, condurre fuori, guidare fuori. Quindi, il tecnico educatore non insegna solo gli aspetti tecnici e tattici di uno sport o di un gioco, ma va oltre. Educa. Impartisce lezioni di vita e trasferisce integrità fisica e morale, concetti, valori positivi ed esperienze di vita che lasciano il segno. Ovvero: aiutano il giovane allievo a formarsi e a crescere, seguendo dei sani principi. Il bravo allenatore non forgia un Campione, ma una persona migliore. È una guida sportiva ed un modello da seguire: un punto di riferimento che in alcuni casi specifici si sostituisce alla famiglia.

 

Tante le personalità che parteciperanno all’evento di OPES

Il tema della grande responsabilità e missione del tecnico sportivo come educatore sarà al centro della tavola rotonda promossa da OPES. Venerdì 17 dicembre, a partire dalle ore 10:00, dirigenti, manager dello sport, docenti, rappresentanti di Enti ed Istituzioni ed atleti, con le loro testimonianze e parole, arricchiranno il dibattito su una delle figure più importanti per la crescita delle future generazioni. Oltre a Marco Perissa, Consigliere nazionale CONI e Presidente nazionale di OPES, e al Segretario generale Juri Morico, interverranno nel ruolo di relatori le seguenti personalità: Daniele Pasquini, Presidente Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport; Antonino Mancuso, Coordinatore Professori di Educazione Fisica USR Lazio; Elena Pantaleo, Consigliere nazionale CONI e atleta di kick boxing; Padre Gionatan De Marco, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport CEI; Giorgia Venerandi, Responsabile Polo Legale Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio giovanile; Sara Massini, Segretario generale di ENGSO; Stefania Morsanuto, docente di pedagogia speciale dell’Università degli Studi Niccolò Cusano; Francesco Peluso Cassese, Coordinatore corso di laurea in scienze dell’educazione e della formazione dell’Università degli Studi Niccolò Cusano; Anna Maria Mariani, docente di didattica generale e neurodidattica e metodi e didattica delle attività motoria dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.

 

Come seguire l’evento live

OPES invita tutti i tecnici delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche affiliate, gli aspiranti allenatori, gli educatori, gli insegnanti e tutti gli interessati a seguire da remoto la tavola rotonda. L’evento sul ruolo del tecnico sportivo come educatore, infatti, a partire dalle ore 10:00, sarà trasmesso in diretta sulle pagine social di OPES e di OPES Terzo Settore.

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