4SkillUp in Belgio: inclusione, innovazione e comunità come chiavi dello sport

Nell’ambito del progetto 4SkillUp, OPES International ha avuto l’opportunità di visitare due realtà molto diverse tra loro in Belgio: la Sportinnovatiecampus di Brugge e la Dansschool De Smet-Camby di Herent. Nonostante i contesti differenti – da una parte la struttura visitata è stata un centro di innovazione sportiva in una città storica del Belgio, dall’altra una scuola di danza in una cittadina vicino Bruxelles -, entrambe le esperienze hanno mostrato come lo sport e il movimento possano diventare strumenti concreti di partecipazione, inclusione e sviluppo comunitario.

Yekaterina Pozdnyakova, project manager dell’ufficio relazioni internazionali di OPES che ha preso parte alla trasferta in Belgio insieme al collega André Urban, è rimasta impressionata da “come entrambe le realtà riescano a essere fortemente collegate al territorio e a diventare punti di riferimento per le loro comunità”. In entrambe, infatti, la partecipazione non è casuale: c’è un legame autentico con le persone, un’attenzione costante ai bisogni locali e una chiara volontà di generare impatto positivo.

Dansschool De Smet-Camby: la danza come esperienza condivisa

La visita alla Dansschool De Smet-Camby ha mostrato come una scuola di danza possa essere molto più di un luogo di insegnamento tecnico. Nonostante la collocazione in una cittadina relativamente piccola, la scuola è riuscita a creare una comunità solida e partecipe, che coinvolge persone di tutte le età e livelli di esperienza.

Yekaterina Pozdnyakova ha sottolineato come il centro sia riuscito a combinare attività locali e riconoscimento internazionale, grazie soprattutto alla visione e al ruolo del direttore. La varietà delle attività, la programmazione pensata per diverse fasce d’età e momenti della giornata, e iniziative come le serate di ballo dedicate agli anziani, oggi permettono di creare occasioni concrete di socializzazione, aggregazione e inclusione.

Ciò che è emerso con chiarezza è stata la capacità della scuola di andare oltre la disciplina in sé: la danza diventa un mezzo per costruire relazioni, rafforzare la coesione comunitaria e offrire opportunità educative per tutti. La scuola non aspetta che le persone arrivino spontaneamente: crea momenti e spazi in cui ogni individuo può sentirsi parte di qualcosa di più grande, sperimentando il piacere di muoversi e condividere esperienze.

OPES International vola in Belgio per incontrare due realtà differenti ma complementari. Lo sport come strumento di inclusione e innovazione.

Sportinnovatiecampus di Brugge: sperimentare e innovare lo sport

Se la visita alla Dansschool ha esaltato la forza dell’inclusione sociale e il senso di comunità, la Sportinnovatiecampus di Brugge ha offerto una prospettiva diversa, altrettanto rilevante: quella dell’innovazione applicata allo sport.

Il centro è progettato come un vero e proprio laboratorio multisportivo, dove tecnologie innovative e pratiche sperimentali si incontrano per rendere lo sport più coinvolgente e accessibile. Yekaterina Pozdnyakova ha evidenziato come strumenti come il virtual dancing permettano di sviluppare attività inclusive per persone con disabilità fisiche, mentre giochi interattivi per bambini stimolino il movimento in maniera ludica (ad esempio, in alcune attività i bambini utilizzano palline dotate di sensori per colpire target proiettati sulle pareti, trasformando l’attività fisica in un’esperienza dinamica e divertente).

Questi strumenti dimostrano come l’innovazione tecnologica possa arricchire la pratica sportiva, offrendo nuove possibilità di coinvolgimento, personalizzazione e inclusione. In particolare, l’attenzione ai bambini e ai gruppi più vulnerabili mostra come lo sport possa essere utilizzato come strumento educativo e sociale, e non solo come esercizio fisico.

Elementi comuni: comunità, ascolto e inclusione

Nonostante le differenze tra i due centri, sono emersi alcuni tratti comuni che possono essere applicati anche ad altre discipline sportive. Entrambe le realtà, infatti, hanno mostrato una capacità di comprendere i bisogni della comunità e di rispondere in modo mirato, con attenzione a gruppi spesso marginalizzati: anziani, persone con disabilità o bambini che non praticano sport regolarmente.

La project manager di OPES ha poi evidenziato come l’elemento chiave sia un approccio empatico e inclusivo, capace di valorizzare la diversità e di creare opportunità per tutti. Ciò include non solo la progettazione delle attività, ma anche la volontà di sperimentare, apprendere nuove competenze e adottare strumenti tecnologici che ampliano l’accesso allo sport, anche in contesti più piccoli o meno attrezzati.

Lo sport come strumento di crescita e partecipazione

Queste esperienze hanno confermato un principio fondamentale: lo sport non è solo disciplina o performance, ma può diventare uno strumento potente di crescita personale e collettiva. Dansschool De Smet-Camby e Sportinnovatiecampus ci hanno mostrato come attenzione al territorio, inclusione, innovazione e partecipazione possano convivere nello stesso spazio, generando impatto reale.

Secondo Yekaterina Pozdnyakova, “pur essendo realtà molto diverse tra loro, entrambe mostrano un forte orientamento verso pratiche sempre più inclusive e attente al benessere della comunità”. L’inclusione non è solo una dichiarazione di intenti, ma si traduce in pratiche concrete: spazi accessibili, attività diversificate, proposte personalizzate e disponibilità a sperimentare.

OPES International vola in Belgio per incontrare due realtà differenti ma complementari. Lo sport come strumento di inclusione e innovazione.

Una lezione per il futuro dello sport

Guardando alle due esperienze, diventa chiaro che la crescita nello sport di base dipende da tre elementi fondamentali: ascolto dei bisogni della comunità, apertura all’innovazione e capacità di costruire legami autentici tra persone. È la combinazione di questi fattori che permette di rendere lo sport accessibile, motivante e realmente inclusivo.

L’approccio empatico e inclusivo che emerge da entrambe le visite offre spunti utili non solo per la danza o le attività multisportive, ma per qualsiasi disciplina sportiva. Il messaggio è chiaro: praticare sport non significa solo muoversi o allenarsi, ma anche sviluppare valori, competenze personali e senso di appartenenza.

Portare a casa ispirazioni concrete

“Come OPES International – ha affermato Yekaterina Pozdnyakova -, torniamo da queste visite con idee concrete e pratiche replicabili: dalla progettazione di spazi e attività, all’utilizzo di tecnologie inclusive, fino alla costruzione di comunità solide e partecipative. Le esperienze vissute a Brugge e a Herent confermano che innovazione, apertura e ascolto della comunità sono gli ingredienti chiave per creare realtà sportive sostenibili e capaci di impattare positivamente sulla vita delle persone. 

Se dovessimo riassumere in una sola parola l’impatto di queste esperienze sul modo di vedere lo sport e la formazione, sarebbe senza dubbio inclusione. Perché, come mostrano entrambe le realtà, uno sport davvero significativo è quello che apre le porte a tutti, valorizza la diversità e trasforma la disciplina in un’esperienza condivisa.”

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