Si è chiuso ufficialmente lo scorso 31 luglio il 1° Corso per Dirigenti Sportivi promosso da OPES, in collaborazione con la Scuola Nazionale dello Sport di Sport e Salute. Dopo aver preso il via il 7 luglio ed essersi snodato attraverso 11 moduli formativi disponibili in e-learning, il percorso ha vissuto la sua giornata finale in presenza a Roma, presso il Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti”.
Un’iniziativa dal grande successo partecipativo, nata per dotare i dirigenti di strumenti concreti per affrontare le sfide della riforma dello sport e l’evoluzione del Terzo Settore.
A margine dell’evento, per tracciare un bilancio e delineare il futuro della dirigenza sportiva italiana, sono intervenuti il Presidente Nazionale di OPES, Juri Morico, e il numero uno del CONI, Luciano Buonfiglio.
Gratuità e valore: la visione strategica di OPES
Il Corso di primo livello è stato offerto da OPES in modalità totalmente gratuita, una scelta precisa, volta a promuovere l’inclusività formativa.
“La bacchetta magica non esiste e la gratuità non è la soluzione per tutti i mali”, ha spiegato il Presidente di OPES, Juri Morico. “Tuttavia, in questo primo livello in cui ci rivolgiamo a persone che devono ancora comprendere appieno il valore della formazione e della crescita all’interno di un contesto altamente manageriale, seppur volontario, abbiamo deciso di giocarci questa carta. Per noi il primo livello sarà sempre gratuito”.
Una visione di lungo periodo che guarda già agli step successivi: “Dal secondo livello”, ha proseguito Morico “pur mantenendo prezzi calmierati e politiche che favoriscono l’ingresso soprattutto di donne e giovani, introdurremo dei riconoscimenti di natura economica. Chi partecipa deve comprendere che si tratta di un investimento da cui ci si aspetta un ritorno. La gratuità è uno strumento utile per iniziare, ma deve concorrere a una reale presa di coscienza”.
L’identikit del dirigente sportivo: una questione di “serietà”
Ma qual è la figura di cui l’Italia ha davvero bisogno? Luciano Buonfiglio, Presidente del CONI, non ha dubbi e, per spiegarlo, gioca proprio con le lettere che compongono il nome dell’Ente: “L’identikit è molto semplice se leggiamo OPES: si inizia con Operatività, Professionalità, Energia o Esperienza, mentre la S può rappresentare contemporaneamente la Serietà, lo Sport o il Servizio“.
Buonfiglio ha voluto sottolineare altresì lo spirito di sacrificio dei discenti presenti all’atto conclusivo: “Vedere persone che, al 31 luglio, desiderano migliorare la loro formazione significa che ci credono davvero. La missione è proprio questa: formare individui sempre più competenti e determinati nel portare avanti il progetto di OPES. Il nostro compito, come CONI, Federazioni e Enti di Promozione, è dare una visione e un modello di comportamento. Dobbiamo far sì che ci siano sempre più ragazzi con uno stile di vita e dei valori sani, evitando che vengano fuorviati dalle innumerevoli distrazioni odierne. Servono persone forti e solide per migliorare la nostra società”.
Le regole “non scritte”: impegno e passione
Oltre alle competenze normative, fiscali e organizzative previste dai moduli didattici, un buon dirigente sportivo deve possedere delle qualità che nessun libro di testo può insegnare.
Per Luciano Buonfiglio, il fondamento è l’impegno: “Bisogna essere consapevoli che non ci sono scorciatoie per raggiungere la professionalità; questa non si inventa, ma si costruisce con l’impegno quotidiano”.
Una prospettiva pienamente condivisa dal Presidente Morico, che chiude l’intervento aggiungendo un ultimo, fondamentale tassello: “Sono d’accordo con il Presidente Buonfiglio e aggiungo la passione: l’ingaggio e l’amore che si mette in ciò che facciamo quotidianamente. Un corso formativo può spiegarci ‘come’ fare meglio le cose, ma il ‘perché’ le facciamo dobbiamo averlo già dentro e portarcelo da casa”.
