“Vita Nuova nello Sport”: la centralità della persona e della formazione nel post-carriera degli atleti al convengo andato in scena al Foro Italico

Accompagnare l’atleta oltre i confini della prestazione agonistica, valorizzando le competenze acquisite sul campo per restituirle alla società civile. È stato questo il fulcro concettuale della tavola rotonda “Vita Nuova nello Sport: Cambia il campo non l’atleta”, svoltasi giovedì 18 giugno 2026 presso l’Aula MA5 dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”.

L’evento, promosso dal CONI Comitato Regionale Lazio in sinergia con la Scuola Regionale dello Sport e la FMSI e con il coinvolgimento diretto di OPES, ha riunito i vertici delle istituzioni sportive, del Terzo settore e del mondo accademico per un confronto programmatico sulla dual career e sulla transizione professionale degli sportivi. All’incontro hanno preso parte figure chiave del panorama istituzionale, tra cui il Presidente Nazionale di OPES e Membro di Giunta Nazionale CONI, Juri Morico, il Presidente del CONI Lazio, Alessandro Cochi, e il Presidente del CIP Lazio, Giuseppe Andreana, insieme al Rettore dell’Ateneo del Foro italico Prof. Massimo Sacchetti e alla Vicepresidente SRdS Emanuela Perilli.

Al centro della sessione, moderata dal Direttore Scientifico Prof. Carlo Tranquilli e arricchita dagli interventi di autorevoli relatori come il Prof. Fabio Lucidi e il Commissario Straordinario della Federazione Italiana Cricket Gianfranco Ravà, è emersa la necessità stringente di strutturare percorsi formativi verticali e reti di protezione capaci di prevenire l’isolamento degli atleti al termine della carriera attiva. A margine dei lavori, davanti al dibattito pubblico tra dirigenti, tecnici e atleti olimpici e paralimpici, è stato inoltre presentato il volume “Nel Cuore dei Campioni” di Cristina Pasqualetto, un testo cardine che riafferma la centralità della persona e della tutela della salute.

Le Voci Istituzionali

Juri Morico – Presidente Nazionale di OPES e Membro di Giunta Nazionale CONI

«Il sistema sportivo italiano sta dimostrando una profonda maturità istituzionale, agendo come un ecosistema dinamico che unisce l’università, la scuola e il terzo settore in una logica di sussidiarietà per rispondere ai bisogni dei cittadini e dei giovani. La formazione rappresenta lo strumento principe, la porta d’accesso per accompagnare le persone nei delicati momenti di passaggio.

Come organismi di promozione sportiva e di Terzo settore abbiamo il dovere e la responsabilità di mettere al centro l’atleta in quanto persona, valorizzando la multidisciplinarità, il volontariato e il servizio civile. Un atleta non si identifica esclusivamente con la vittoria o con la sconfitta. Quando un percorso agonistico di alto livello si interrompe, non deve arrestarsi il cammino di vita sportiva: le competenze acquisite sul campo devono essere messe a frutto in ambito accademico e dirigenziale, trasformando l’ex atleta in un portatore sano di valori per i nuovi giovani».

Juri Morico, Presidente Nazionale di OPES e Membro di Giunta Nazionale CONI, durante il convegno "Vita Nuova nello Sport"
Juri Morico, Presidente Nazionale di OPES e Membro di Giunta Nazionale CONI, durante il convegno “Vita Nuova nello Sport”

Alessandro Cochi – Presidente CONI Comitato Regionale Lazio

«La forte sinergia instaurata con l’Università del Foro Italico e con la nostra Scuola Regionale dello Sport, ottimamente supportata dal comitato scientifico, dimostra l’efficacia del lavoro di squadra tra le 51 federazioni che rappresentiamo. Nonostante i complessi mutamenti normativi derivanti dalla riforma dello Sport, i fatti e i riscontri territoriali premiano la nostra presenza pratica in materia di formazione. La politica sportiva deve essere tassativamente al servizio dello sport e non il contrario».

Giuseppe Andreana – Presidente CIP Comitato Regionale Lazio

«Nel movimento paralimpico vediamo l’espressione massima della forza racchiusa in una condizione di fragilità, un elemento che scuote le coscienze. Gli atleti sono tali indipendentemente dal contesto in cui praticano lo sport e vanno considerati nella loro unità personale ed emotiva. Il focus di questo convegno è vitale: quando l’attività agonistica cessa, l’atleta non può e non deve essere abbandonato a se stesso dalla società o dalle federazioni».

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