Lo sport come ponte: al via a Roma il workshop internazionale per l’inclusione sociale

Roma diventa per una settimana la capitale europea dello sport inclusivo. Giovedì 12 febbraio ha preso il via, presso gli spazi del Novotel, l’iniziativa  “Youth Workers Exchange Programme – Training Course on Inclusion in and Through Sport”.

L’obiettivo dei sette giorni di lavori è chiaro: ridefinire la pratica sportiva come un vero e proprio motore di coesione tra le persone. Il progetto, organizzato dal Ministero per lo Sport e i Giovani della Turchia, inserito nella cornice del programma Erasmus+ KA151 e realizzato con il supporto tecnico e logistico di OPES, mira a istruire nuovi professionisti del settore giovanile, affinché siano in grado di ideare e gestire programmi sportivi aperti a ogni individuo, garantendo massima accessibilità e integrazione.

Un laboratorio di idee internazionali

Durante la mattinata, sotto la guida del team di OPES International, coordinato da Sara Massini, i partecipanti hanno rotto il ghiaccio in una sessione generale. Non si è trattato solo di formalità: ragazzi provenienti da realtà diverse – oltre ai giovani provenienti dalla Turchia e dall’Italia, erano presenti delegazioni della Youth Station Association (Francia), Youth Health Organization (Slovenia) e VerdeSur (Spagna) – si sono confrontati sulle aspettative di un percorso che promette di essere intenso.

Ma è nel pomeriggio che il corso è entrato nel vivo. Abbandonata la teoria frontale, è andato in scena un laboratorio interattivo focalizzato sull’inclusione. Divisi in quattro gruppi misti, i partecipanti hanno analizzato lo stato dell’arte nei rispettivi Paesi d’origine, mettendo sul tavolo non solo le criticità ma anche le possibili soluzioni sistemiche. Un confronto serrato, specchio di un’Europa che cerca risposte comuni a problemi condivisi.

Lo sport costruisce ponti“: la visione turca

A margine dei lavori, il responsabile del Ministero dello Sport e dei Giovani della Turchia, Taha Bolanyiğ,  promotore dell’iniziativa, interrogato sul valore strategico della collaborazione con l’Ente, ha sottolineato come questa sinergia sia fondamentale per rafforzare la capacità istituzionale e arricchire l’approccio al lavoro giovanile. «Scambiando buone pratiche e imparando gli uni dagli altri – ha dichiarato – possiamo sviluppare metodi più inclusivi e innovativi in Turchia. Apre inoltre la porta a una cooperazione a lungo termine e a futuri progetti congiunti che andranno a beneficio dei giovani in entrambi i paesi».

Le aspettative per la settimana romana sono alte. Il delegato ha spiegato che l’obiettivo primario non è solo tecnico, ma relazionale: si punta a creare uno spazio di scambio autentico dove acquisire strumenti pratici vada di pari passo con la costruzione di un network professionale. «Per me – ha aggiunto con convinzione – il successo di questa settimana significa lasciare Roma con nuove idee, nuove partnership e passi concreti per una futura collaborazione».

In chiusura, un messaggio rivolto direttamente ai giovani, affinché veda lo sport come leva di emancipazione. Il rappresentante ha ribadito che l’attività fisica trascende la mera competizione, configurandosi come un potente strumento di dialogo e solidarietà capace di costruire fiducia e abbattere stereotipi. «Li incoraggerei a vedere lo sport non solo come un’attività fisica – ha concluso – ma come una piattaforma per promuovere uguaglianza, rispetto e cambiamento sociale».

 

Taha Bolanyiğ, rsponsabile ministero dello sport e dei giovani Turchia
Taha Bolanyiğ, rappresentate Ministero dello Sport e dei Giovani Turchia

 

Il lavoro dietro le quinte di OPES: le parole di Sara Massini

Il coinvolgimento di un’istituzione governativa straniera non è un fatto usuale e sottolinea il prestigio internazionale raggiunto dall’ente italiano. Secondo Sara Massini, responsabile di OPES International, la scelta del Ministero turco di affidarsi a loro è un chiaro attestato di stima.

«Sono sereni nel saperci affidare un’attività di ospitalità, ma anche di gestione di un programma formativo così importante per loro», ha dichiarato la responsabile, non nascondendo la complessità dietro l’organizzazione di un evento di tale portata.

Tuttavia, questo sforzo ha portato a una crescita interna: «Apprendere a lavorare con un livello di richiesta così alto ci ha insegnato tanto. È stato più complesso del solito, ma ci lascia profondamente soddisfatti». Nei prossimi giorni, il team avrà la responsabilità di trasmettere un modello di inclusione per la disabilità già testato con successo in ambito europeo, simile a quello utilizzato da giganti come Sport UK in Inghilterra.

Sara Massini ha poi ribadito con forza la missione sociale dell’iniziativa, sottolineando che l’obiettivo è supportare altri enti internazionali nell’avviare percorsi volti all’integrazione di ogni diversità nelle comunità locali. «L’inclusione della disabilità e della diversità è fondamentale», ha concluso, ricordando che «lo sport è un diritto e deve essere accessibile a tutti; per questo ognuno di noi deve fare la propria parte per renderlo veramente per tutti».

 

 

 

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