I giovani al centro del cambiamento: OPES in prima linea a Lubiana per lo Youth Workers Exchange Programme

Promuovere stili di vita sani, tutelare la salute fisica e mentale dei giovani e costruire una rete internazionale basata sull’educazione non formale. Sono questi i pilastri dello “Youth Workers Exchange Programme, il progetto internazionale che ha fatto tappa a Lubiana e che ha visto l’Ufficio Relazioni Internazionali di OPES, guidato da Sara Massini, in prima linea tra i protagonisti, con l’obiettivo di rendere le nuove generazioni il vero motore del cambiamento europeo.

Inquadrato nell’ambito dell’azione Erasmus+ KA151 (Mobilità degli Operatori Giovanili) e finanziato dall’Agenzia Nazionale Turca, il progetto è coordinato dal Ministero della Gioventù e dello Sport della Repubblica di Turchia e si svilupperà in un arco temporale di 14 mesi (da ottobre 2025 a dicembre 2026). Insieme ad OPES, sono scesi in campo altresì la Youth Station Association (Francia), VerdeSur (Spagna) e la Youth Health Organization (Slovenia), padrona di casa a Lubiana.

Un programma intensivo tra istituzioni e parchi cittadini

La mobilità in terra slovena ha rappresentato un’occasione di crescita e confronto senza precedenti per operatori giovanili, formatori e professionisti del settore. Il programma si è snodato su cinque giornate intense: dalla costruzione del gruppo e dall’apprendimento interculturale, fino all’analisi dell’equità sanitaria e al coinvolgimento diretto dei giovani nelle politiche sociali.

Particolarmente significativa è stata la terza giornata, caratterizzata da visite istituzionali di prestigio presso l’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica e il Ministero della Salute sloveno, dove i delegati hanno potuto toccare con mano le best practices europee.

Il protagonismo giovanile come motore del cambiamento

Al di là delle competenze tecniche e progettuali, il vero cuore pulsante dell’intera iniziativa in Slovenia è stata l’esaltazione della partecipazione giovanile. Il progetto ha voluto ribaltare il paradigma tradizionale: i ragazzi non sono stati considerati come semplici destinatari passivi di politiche sanitarie o sociali, ma come i veri e propri artefici del loro futuro. Stimolare la cittadinanza attiva, dare voce alle loro idee e coinvolgerli direttamente nei processi decisionali ha dimostrato che, quando i giovani vengono messi nelle condizioni di esprimersi, diventano la risorsa più potente per costruire comunità più sane, eque e sostenibili.

Le voci dei protagonisti: una rete che unisce l’Europa

Il valore aggiunto del progetto risiede proprio nello scambio umano e professionale tra i partner. Ines Likar, coordinatrice di progetto presso la Youth Health Organization, nella prima giornata, ha inaugurato i lavori tracciando la rotta: “Abbiamo iniziato ad approfondire i temi della salute giovanile e della tutela dei diritti. Ci siamo chiesti come prenderci cura del benessere delle nuove generazioni, chi ne sia responsabile e quale ruolo debbano avere le istituzioni e le aziende. È un percorso entusiasmante“.

Un approccio che trova riscontro anche ai massimi livelli istituzionali, come testimoniato da Ajda Stepisnik, esponente dell’Ufficio per la collaborazione con l’OMS presso il Ministero della Salute sloveno: “Abbiamo parlato di partecipazione sociale e di come i governi, le comunità e le ONG possano connettersi con le prove scientifiche. L’obiettivo è costruire quel triangolo fondamentale della fiducia che permette di raggiungere i traguardi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile“.

Ma la teoria si è presto trasformata in azione sul campo. L’educazione non formale e l’apprendimento esperienziale sono usciti dalle aule per invadere gli spazi verdi della città. “Ci siamo spostati al Parco Tivoli per lavorare alle nostre campagne pratiche sulla salute mentale, fisica e sulla nutrizione,” ha raccontato Zala Kenda, collaboratrice della Youth Health Organization International. “I partecipanti hanno sviluppato idee straordinarie che poi sono state presentate a tutto il gruppo“.

A tirare le somme di questa sinergia è Cengiz Kasak, esperto e facilitatore del progetto in rappresentanza del Ministero della Gioventù e dello Sport turco: “Siamo davvero felici di avere con noi partner di spessore come OPES per l’Italia e le organizzazioni di Spagna, Slovenia e Francia. Questo progetto è fondamentale perché fa incontrare i giovani di quattro Paesi diversi per affrontare le tematiche che toccano più da vicino le loro vite. Lubiana è stata una tappa preziosa, e non vediamo l’ora di concludere questo ciclo riunendo tutti i ragazzi per l’ultima grande sessione in Turchia“.

 

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