Si è concluso il 16 febbraio lo “Youth Workers Exchange Programme – Training Course on Inclusion in and Through Sport“, corso formativo organizzato dal Ministero per lo Sport e i Giovani della Turchia in collaborazione e con il coinvolgimento di OPES e del suo ufficio relazioni internazionali. Durante questa giornata finale i partecipanti hanno contribuito a ideare e presentare progetti sullo sport come promotore di inclusione sociale. L’iniziativa non solo ha messo al centro il tema dell’inclusività, ma ha anche visto la collaborazione tra i ragazzi provenienti da ogni paese (Francia, Spagna, Turchia, Italia e Slovenia), dimostrando come questo tema riguardi tutti.
I progetti per un futuro più inclusivo
Sara Massini, responsabile di OPES International, ha presieduto la giornata spiegando i passi necessari per sviluppare progetti efficaci. In seguito, i partecipanti si sono riuniti in gruppi per elaborare le proprie proposte.
Il messaggio emerso è chiaro: non servono rivoluzioni né budget milionari per fare la differenza, anche un workshop di un’ora o piccole modifiche alle attività esistenti possono aprire nuove prospettive. La responsabile ha delineato due approcci possibili: la via collaborativa, quando più persone lavorano insieme nella stessa organizzazione e dipartimento; e la via parallela, quando si opera in dipartimenti diversi che richiedono progetti separati ma coordinati con obiettivi in comune e target differenti.
I diversi progetti presentati hanno incarnato questi principi, dimostrando come lo sport possa diventare uno strumento potente per abbattere barriere (fisiche e mentali), favorire l’integrazione e stimolare una crescita condivisa, d’inclusione sia a livello individuale che collettivo. Dall’iniziativa che promuove la partecipazione civica, coinvolgendo giovani con o senza disabilità, allo yoga per tutti; da una proposta che rende lo sport accessibile tramite un avatar digitale ad un percorso formativo che favorisce inclusione, empatia e consapevolezza, grazie a differenti attività ispirate dagli sport paralimpici. Sono state queste alcune delle partorite al termine dei focus group.
L’inclusione nello sport è una questione culturale
La chiusura di Youth Workers Exchange Programme non rappresenta un punto di arrivo, bensì l’inizio di un percorso più ampio, con attività programmate per il 2026 e richieste di finanziamento per il 2027, con la speranza di una continuazione nel prossimo settennato (dal 2028 al 2034).
L’inclusione nello sport non è una questione tecnica, ma culturale: significa riconoscere che lo sport appartiene a tutti e che ciascuno ha il diritto di praticarlo secondo le proprie possibilità, in un contesto che valorizza le differenze invece di vederle come ostacoli.
L’esperienza e l’entusiasmo finale di un percorso che è solo l’inizio
Tutti i ragazzi si sono portati a casa qualcosa, come la progettazione per fasi e la differenza esistente tra i vari Paesi nel trattare l’inclusione delle persone con disabilità nei vari territori europei. Hanno, inoltre, compreso che bisogna modificare i progetti per adattarli al loro contesto lavorativo e sociale. “Ho appreso come i giovani possono creare e partecipare ad iniziative per aumentare e migliorare l’inclusività”, afferma una partecipante proveniente dalla Slovenia.

Sara Massini ha concluso dichiarandosi entusiasta di questo percorso intrapreso, dove molte realtà si sono ritrovate per promuovere il tema dell’inclusività e lo sport come motore di tale processo. Tuttavia, anche se non è stato facile adeguare le diverse esigenze di ognuno, il risultato dell’obiettivo prefisso non è cambiato:
“Le attività che hanno illustrato i giovani lavoratori del settore sportivo mi sono sembrate molto interessanti, perché hanno saputo declinare il modello che abbiamo presentato. L’inclusione attraverso lo sport che abbiamo esposto, in maniera molto diversificata, è stata ben adattata al territorio, al paese e al tipo di target con cui dovranno e vorranno lavorare. Quindi, io mi ritengo soddisfatta di questo incontro. In seguito, avverranno una serie di incontri che faremo insieme a questa partnership. Questo è solo il primo step insieme e aspettiamo di vedere dove ci porteranno i prossimi”.